Città del Vaticano – «La pace rimane un bene arduo ma possibile». È con questa convinzione che Papa Leone XIV ha ricevuto questa mattina il Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede per il tradizionale scambio di auguri all’inizio del nuovo anno. Un appuntamento istituzionale che, per il Pontefice eletto da pochi mesi, assume il valore di una prima grande sintesi del suo sguardo sul mondo, sulle crisi in atto e sulla responsabilità della comunità internazionale.
Ad aprire l’incontro è stato il Decano del Corpo Diplomatico, l’ambasciatore George Poulides, cui il Papa ha rivolto un ringraziamento per le parole di saluto e per la presenza numerosa delle delegazioni. Un’assemblea che quest’anno si è arricchita anche dei nuovi Capi Missione residenti di Kazakhstan, Burundi e Belarus’, segno - ha sottolineato Leone XIV - di relazioni bilaterali vive e in crescita con la Santa Sede.
Un anno segnato dal Giubileo e dalla morte di Papa Francesco
Nel suo ampio discorso, Leone XIV ha anzitutto richiamato i principali eventi dell’anno appena concluso: il Giubileo, vissuto come tempo di pellegrinaggio, di domande e di ferite portate davanti a Cristo, e la morte di Papa Francesco, il cui funerale ha visto il mondo intero raccogliersi attorno al feretro di un pastore riconosciuto come padre. La chiusura dell’ultima Porta Santa, aperta da Francesco nella notte di Natale del 2024, ha segnato simbolicamente la conclusione di un cammino spirituale che - ha auspicato il Papa - possa continuare a generare speranza concreta nelle scelte quotidiane delle persone e dei popoli.
Un ringraziamento esplicito è stato rivolto alla città di Roma, alle istituzioni italiane e alle forze dell’ordine per la gestione di un anno complesso, segnato dall’afflusso di milioni di pellegrini e dagli eventi successivi alla morte del Pontefice emerito. In questo contesto, Leone XIV ha ricordato anche la solidità delle relazioni tra Santa Sede e Italia, richiamando sia gli accordi recenti - dall’assistenza spirituale alle Forze Armate all’impianto agrivoltaico di Santa Maria di Galeria - sia l’ospitalità ricevuta al Quirinale dal Presidente della Repubblica all’inizio del suo pontificato.
Sant’Agostino come chiave di lettura del presente
Il cuore del discorso si è sviluppato attorno a una lunga e articolata riflessione ispirata al De Civitate Dei di Sant’Agostino. Leone XIV ha ripreso il confronto tra la città di Dio e la città terrena come chiave interpretativa capace di illuminare anche il nostro tempo, segnato da migrazioni di massa, da un riassetto profondo degli equilibri geopolitici e da quello che Papa Francesco aveva definito un vero e proprio “cambiamento d’epoca”. Nella lettura agostiniana proposta dal Pontefice, non vi è contrapposizione ideologica tra fede e politica, tra Chiesa e Stato, ma una chiamata alla responsabilità personale e collettiva. Ogni uomo, ogni istituzione, è protagonista della storia, e il criterio che orienta l’agire resta l’amore: l’amor Dei che apre alla giustizia e alla pace, oppure l’amor sui che, quando diventa assoluto, genera dominio, violenza e distruzione.

Multilateralismo in crisi e ritorno della guerra
Su questo sfondo, Leone XIV ha espresso una preoccupazione netta per l’indebolimento del multilateralismo. Alla diplomazia del dialogo e del consenso si sta sostituendo, ha osservato, una diplomazia della forza, che legittima la guerra come strumento ordinario di risoluzione dei conflitti. Una deriva che mina il diritto internazionale, lo stato di diritto e la stessa possibilità di una convivenza pacifica tra le nazioni. Il Papa ha ribadito con forza il valore del diritto umanitario internazionale, denunciando come gravi violazioni la distruzione di ospedali, infrastrutture e abitazioni civili, e ha richiamato il ruolo delle Nazioni Unite, chiamate oggi a riformarsi per rispondere alle sfide reali del mondo contemporaneo, senza cedere a logiche ideologiche o di potere.
Parole svuotate, libertà minacciate
Ampio spazio Leone lo ha dedicato anche al tema del linguaggio e della libertà di espressione. Quando le parole perdono il loro legame con la realtà - ha avvertito Leone XIV - il dialogo diventa impossibile e il linguaggio stesso si trasforma in un’arma. Da qui la critica a un lessico ambiguo e ideologizzato che, in nome dell’inclusione, finisce per escludere e per comprimere diritti fondamentali come la libertà di coscienza e la libertà religiosa. «Abbiamo bisogno che le parole tornino ad esprimere in modo inequivoco realtà certe. Solo così può riprendere un dialogo autentico e senza fraintendimenti. Ciò deve avvenire nelle nostre case e piazze, nella politica, sui mezzi di comunicazione e sui social media e nel contesto dei rapporti internazionali e del multilateralismo, affinché quest’ultimo possa riacquistare la forza necessaria per svolgere quel ruolo di incontro e di mediazione, necessario a prevenire i conflitti, e nessuno sia tentato di prevaricare l’altro con la logica della forza, sia essa verbale, fisica o militare» ha detto il Papa. Il Pontefice ha difeso con chiarezza l’obiezione di coscienza, presentandola come atto di fedeltà alla propria coscienza e non come ribellione, e ha denunciato l’aumento delle persecuzioni religiose nel mondo, che colpiscono in modo particolare i cristiani ma riguardano tutte le comunità di fede.
Vita, famiglia, dignità della persona
Nel solco della dottrina sociale della Chiesa, Leone XIV ha ribadito la centralità della vita umana in ogni sua fase e il ruolo insostituibile della famiglia fondata sull’unione tra uomo e donna. Ha espresso preoccupazione per l’aborto, la maternità surrogata e l’eutanasia, indicando come alternativa una cultura della cura, del sostegno alle madri, delle cure palliative e della solidarietà verso anziani, malati e persone fragili. Uno sguardo particolare è stato riservato ai migranti, ai detenuti - con un appello rinnovato all’abolizione della pena di morte - e ai giovani, soprattutto quelli segnati dalle dipendenze, per i quali ha invocato politiche di prevenzione, educazione e lavoro.

I conflitti aperti e i germogli di pace
Nella parte finale del discorso, Leone XIV ha passato in rassegna i principali scenari di crisi: l’Ucraina, la Terra Santa, il Venezuela, Haiti, l’Africa dei Grandi Laghi, il Sudan, il Myanmar e le tensioni in Asia orientale. Per ciascuno, il Papa ha ribadito l’urgenza del dialogo, del cessate-il-fuoco e della ricerca di soluzioni giuste e durature, rinnovando la disponibilità della Santa Sede ad accompagnare ogni processo di pace.
Accanto alle ferite aperte, non sono mancati riferimenti ai “germogli di pace”: dagli Accordi di Dayton alla dichiarazione congiunta tra Armenia e Azerbaigian, fino al miglioramento delle relazioni tra Vietnam e Santa Sede.
Una cammino comune
Leone XIV incontrò il Corpo Diplomatico il 16 maggio 2025, pochi giorni dopo l’elezione. «Nel nostro dialogo - disse allora - vorrei che prevalesse sempre il senso di essere famiglia». Una linea che oggi trova ulteriore articolazione: la diplomazia come luogo di incontro, di parola vera e di responsabilità condivisa, in un mondo attraversato da conflitti ma non privo di speranza. In conclusione, il Papa ha richiamato la figura di San Francesco d’Assisi, di cui ricorrerà l’ottavo centenario della morte, come icona di un cuore umile e costruttore di pace. Un augurio che Leone XIV ha rivolto non solo agli ambasciatori, ma a tutti i popoli rappresentati: abitare la città terrena senza smarrire lo sguardo rivolto a quella celeste, perché solo così la pace può diventare non uno slogan, ma una costruzione paziente e possibile.
p.M.B.
Silere non possum