Roma - La Fraternità sacerdotale San Carlo Borromeo è oggi al centro di un numero crescente di testimonianze che parlano di abusi di coscienza, dinamiche formative distorte, controllo delle persone e una gestione della vita interna che, secondo il racconto di diversi sacerdoti che sono ancora dentro o che hanno lasciato questa realtà, ha prodotto ferite profonde.
Negli ultimi anni, infatti, sono numerosi i sacerdoti che hanno lasciato la Fraternità San Carlo. Non si tratta di casi sporadici, né di episodi facilmente liquidabili come vicende personali o crisi individuali. Quando le uscite si moltiplicano e quando, accanto ai numeri, emergono testimonianze così circostanziate, la questione non può essere ridotta a un insieme di fragilità soggettive. Il punto diventa inevitabilmente il metodo formativo, il modello di governo, il rapporto tra autorità e coscienza, la qualità del discernimento e la libertà reale lasciata alle persone.
Si tratta di un clima che è diffuso in Comunione e Liberazione al momento, lo abbiamo visto riemergere anche nelle scorse ore, con la pubblicazione dell’audio in cui Davide Prosperi, rivolgendosi alla Diaconia centrale della Lombardia, alza la voce e afferma che chi non vota sì al referendum non sarebbe in comunione.
Le testimonianze nella San Carlo sono numerose e presentano tratti molto particolari. Proprio questa loro specificità, la convergenza su dinamiche ricorrenti e il tenore dei racconti destano preoccupazione. In più voci tornano i temi della commistione tra foro interno e foro esterno, della pressione esercitata nei colloqui con i superiori, della richiesta di una apertura totale della coscienza, della difficoltà a dissentire senza subire conseguenze, della creazione di un clima chiuso, nel quale chi lascia viene guardato con sospetto o trattato come un corpo estraneo.
Si tratta di elementi troppo seri per essere archiviati con leggerezza. Anche perché non riguardano soltanto il benessere psicologico delle persone coinvolte, ma toccano il cuore stesso della formazione ecclesiale: la libertà del discernimento, la distinzione dei fori, la tutela della coscienza, il rispetto della persona nei passaggi più delicati della vita vocazionale e sacerdotale. Colpisce, allora, che davanti a questo accumularsi di racconti, a questo esodo di sacerdoti e a queste segnalazioni così insistenti, non sia mai stata commissionata una visita apostolica alla Fraternità San Carlo. È un dato che pesa. In altri casi la Santa Sede ha ritenuto necessario verificare, ascoltare, approfondire, inviare visitatori. Qui, invece, nonostante il quadro che emerge appaia sempre più grave, non risulta che sia stato disposto uno strumento di accertamento adeguato.
Eppure sarebbe stato il minimo. Non per emettere condanne preventive, ma per prendere sul serio ciò che tanti sacerdoti raccontano. Quando una comunità formativa vede crescere negli anni il numero di coloro che se ne vanno; quando le testimonianze descrivono pressioni, paure, rigidità, meccanismi di controllo e ferite ancora aperte; quando più presbiteri, anche a distanza di tempo, restituiscono un’immagine tanto precisa quanto inquietante, il compito dell’autorità ecclesiale non può essere quello di voltarsi dall’altra parte.
Nelle prossime ore il Santo Padre Leone XIV incontrerà i vertici della Fraternità San Carlo. È un appuntamento che, alla luce di quanto sta emergendo anche nel movimento di CL, non può passare inosservato. È certamente il momento giusto per chiedere conto del quadro che emerge dal racconto dei presbiteri che oggi sono dentro la comunità e di quelli che l’hanno lasciata.
La credibilità della Chiesa, soprattutto dopo anni in cui si è molto parlato di abusi e di tutela delle persone fragili, si gioca anche qui. Si gioca nella capacità di non minimizzare il dramma dei presbiteri e dei seminaristi, di non proteggere gli assetti interni, di non trasformare ogni denuncia in un fastidio da contenere. Si gioca nel coraggio di guardare in faccia ciò che emerge da una comunità che, per troppo tempo, sembra essere rimasta sottratta a una verifica vera.
d.F.V.
Silere non possum