Città del Vaticano – Sempre più spesso la Basilica di San Pietro, cuore pulsante della cristianità, sembra trasformarsi in un grande polo museale e turistico, più che in una chiesa viva. Non è un’impressione passeggera: la gestione affidata al cardinale Mauro Gambetti, arciprete della basilica, mostra scelte e discorsi che lasciano perplessi. Silere non possum da anni ne evidenzia le criticità e l’attività del frate francescano non lascia spazio a dubbi.
Oggi, nella sua ennesima conferenza stampa, Gambetti si è presentato ancora una volta in giacca e pantaloni, con l’aria di un manager d’impresa piuttosto che di un pastore. Non ha parlato di preghiera, di liturgia, di cura spirituale. Ha parlato invece di fondazioni, sponsor, soldi, progetti “culturali” e strategie mediatiche. Un linguaggio che suona più vicino a quello delle aziende che a quello della Chiesa. Però, se la sua famiglia lo ha tenuto lontano dall’azienda di origine, un motivo lo aveva…non è il caso di giocare a fare il manager con il cuore della cristianità.
La fraternità ridotta a slogan (massonico)
Il punto più delicato è che Gambetti ha trasformato la parola fraternità in uno slogan vuoto, ripetuto a ogni occasione senza mai legarla al nome di Gesù Cristo. Non è un caso che oggi, in sala stampa, persino una giornalista abbia fatto notare questa assenza richiamando le parole di Leone XIV. Eppure, la Chiesa cattolica ha una visione chiara della fraternità: essa nasce dal battesimo e dalla comune filiazione divina. Non è un patto umano, ma una realtà teologica: i cristiani sono fratelli perché figli dello stesso Padre, chiamati a riconoscere Cristo nel volto di ogni uomo, anche del nemico.
La massoneria, al contrario, concepisce la fraternità come un legame orizzontale, esclusivo e volontario, fondato sull’appartenenza a una loggia. È solidarietà interna, non apertura universale; è un progetto sociale e politico, non una vocazione divina. Quando Gambetti dichiara: «Vogliamo proporre al mondo l’orizzonte della fraternità quale chiave di volta per un possibile nuovo ordine politico, economico, sociale dell’esistenza umana», le sue parole risuonano più come il manifesto di un massone che come la voce di un cardinale. La Chiesa non propone un “nuovo ordine politico”, ma l’annuncio del Vangelo. La fraternità cristiana non è uno strumento di ingegneria sociale, ma un dono che scaturisce dall’Eucaristia e dalla Croce.
Droni, immagini e soldi
Non basta. Gambetti ha anche annunciato che sulla Cupola di San Pietro sarà proiettato il volto di Papa Francesco tramite droni. Ma ci si può chiedere: è davvero questo il compito dell’arciprete della basilica? Spendere cifre ingenti per giochi di luce e spettacoli, quando la missione della Chiesa è portare gli uomini a Cristo? E come non notare l’amarezza di tanti fedeli che vedono la basilica trasformata in palcoscenico piuttosto che in casa di preghiera?
La corte degli esclusi
Accanto a Gambetti, oggi, c’era il gesuita Francesco Ochetta, segretario generale della Fondazione Fratelli Tutti, il quale nei giorni scorsi è stato protagonista al Meeting di Rimini di interventi che hanno suscitato più perplessità che entusiasmo. Ha presentato progetti nei quali dice essere impegnati “bravissimi e preparatissimi giovani”. Qui vi presentiamo un video, per rendere l’idea dei soggetti.
Ochetta, rimasto nell’ombra nella Compagnia di Gesù, da anni tenta di scimmiottare Antonio Spadaro in una competizione che assomiglia più a una “gara fra cavalli zoppi” che a una missione ecclesiale.
È ormai evidente che Gambetti ha trasformato la Fabbrica di San Pietro e i vari organismi ad essa collegati in un rifugio per personaggi silurati altrove. Basti pensare a Enzo Fortunato, reduce da un recente declassamento e ormai prigioniero delle frasi fatte prese in prestito dal suo amico Angelo Chiorazzo. Le sue dichiarazioni ricordano quelle del politico appena sconfitto alle urne, che tenta di ostentare sicurezza mentre tutti vedono la disfatta. Con una differenza sostanziale: Fortunato non può contare, come Chiorazzo, sul meccanismo della politica che spesso ricicla i propri sconfitti. E così, almeno per ora, non gli resta che leccarsi le ferite. Poi c’è Orazio Pepe, allontanato da diversi Dicasteri e ora protagonista di sceneggiate in Basilica in cui urla come un isterico e gioca a fare il controllore timbra biglietti, Calogero La Piana, silurato da Messina, ecc….
Se c’è stato spazio per gli altri, perché non concederlo anche alle ambizioni di Francesco Ochetta? In questo modo, oltre a garantirgli visibilità, si offre anche un contenitore dove far confluire fondi: la Fondazione “Fratelli Tutti”, che sempre più assume i tratti di una loggia piuttosto che quelli di una realtà vaticana (quindi collegata all'immagine del Papa).
Una nube scura su san Pietro
In conferenza stampa è stato chiesto al cardinale Gambetti che cosa si fosse detto con Papa Leone XIV. Il porporato non ha risposto, e non poteva farlo: l’udienza si è infatti svolta solo dopo l’incontro con i giornalisti. Molti cronisti, però, oltre a ignorare gli orari delle udienze, non sanno che quell’incontro non era stato richiesto da Gambetti, bensì era stato lo stesso Pontefice a convocare a rapporto il fraticello conventuale.
Del resto, le lamentele sulla sua gestione della Basilica, i continui ritardi alle celebrazioni eucaristiche, l’ossessione per fondazioni, sponsor e spese faraoniche, unite alla scarsissima attenzione per la preghiera e la liturgia, sono ben note a Leone XIV. Se in passato Gambetti era riuscito ad abbindolare il pontefice regnante con i suoi progetti, oggi l’aria è cambiata. E se il frate non cambierà presto la rotta, il Papa non esiterà a spedirlo lontano dall’Urbe dove il buon aspirante manager non esitò a maltrattare gli agostiniani in Basilica al suo arrivo.
La domanda che molti si pongono da anni è semplice: quale immagine di Chiesa si sta costruendo sotto la guida di Gambetti? Una Basilica che parla il linguaggio del marketing, che riduce la fraternità a slogan politici o addirittura massonici, che trasforma San Pietro in un teatro di luci e sponsor? La vera fraternità cristiana non nasce da un ufficio stampa né da una proiezione sulla Cupola, ma dal Vangelo. Ed è forse questo che oggi manca di più nella Basilica del Papa: la preghiera e Gesù Cristo.
d.F.C.
Silere non possum