Sulla vicenda della famiglia del bosco, di cui abbiamo già scritto a lungo, c'è una novità che però sorprende fino a un certo punto. Nelle ultime ore Simone Pillon ha annunciato di aver assunto la difesa della coppia come nuovo legale. E mancava giusto lui, in effetti: una delle tante storie che negli ultimi mesi aveva già commentato sui social con quel suo stile sempre molto cristiano, pacato e misurato. Se qualcuno nutriva ancora dubbi sul fatto che la destra italiana stesse usando questi bambini come strumento di campagna politica, oggi quei dubbi non hanno più ragione di esistere. Un caso che da mesi viene trattato più come bandiera ideologica che come una questione di tutela minorile finisce nelle mani di un ex senatore noto soprattutto per le sue ossessioni di sempre: omosessuali, gay pride, "famiglia naturale". Tre fronti su cui Pillon combatte da quando ha messo piede in politica, e che continuano a essere l'unica cosa per cui è riconoscibile. Peraltro, chiediamoci perché… Per capire perché questa nomina racconta qualcosa di importante, conviene ricostruire la storia dall'inizio, partendo da quello che dicono gli atti giudiziari e non dai talk show.

Come nasce il caso

Catherine Birmingham, 45 anni, australiana di origine, ex istruttrice di equitazione, e Nathan Trevallion, 51 anni, inglese, ex chef e commerciante di mobili, si conoscono a Bali nel 2016. Nel 2017 nasce la prima figlia, U. R.. Nel 2019 i gemelli G. e B.. Nel 2021 la coppia acquista per ventimila euro un piccolo rudere immerso nel bosco a Palmoli, in provincia di Chieti, e qui si trasferisce per condurre quella che hanno descritto come una vita "neo-rurale", essenziale, lontana dalle istituzioni e a contatto con la natura. La casa è di circa quaranta metri quadrati, senza acqua corrente, senza luce, senza servizi igienici interni. La vicenda diventa "visibile" alla fine di settembre 2024, quando l'intera famiglia finisce al pronto soccorso per un'intossicazione da funghi raccolti nei boschi. È la circostanza che fa scattare la prima segnalazione ai servizi sociali, da parte dell'ospedale e dei carabinieri. Da lì in avanti si apre un fascicolo che mette nero su bianco quella che gli atti definiscono una "situazione di sostanziale abbandono". I bambini non hanno un pediatra di riferimento, non hanno completato il ciclo vaccinale obbligatorio (altro grande incubo di Pillon, peraltro, sono proprio i vaccini), non sono iscritti a scuola perché i genitori praticano una forma di unschooling, un modello educativo non strutturato. E secondo le successive verifiche degli assistenti sociali non parlano italiano e non sanno leggere e scrivere come i loro coetanei. Né la procura né il tribunale hanno mai contestato a Birmingham e Trevallion maltrattamenti o abusi. La questione sollevata dai giudici è diversa: si tratta di uno stile di vita che, secondo l'ordinanza cautelare, configura un "pericolo di lesione del diritto alla vita di relazione" dei minori, "produttivo di gravi conseguenze psichiche ed educative". Insieme all'inadeguatezza strutturale dell'abitazione - con problemi di "sicurezza statica" - e al rifiuto dei genitori di sottoporre i figli ai controlli sanitari obbligatori.

I provvedimenti, gli spostamenti, le tensioni

Il 13 novembre 2025 il Tribunale per i minorenni dell'Aquila sospende la responsabilità genitoriale a entrambi i genitori e dispone il collocamento dei tre bambini in una casa famiglia a Vasto. La madre, per scelta dei servizi sociali, viene inizialmente accolta al piano superiore della stessa struttura, così da poter incontrare i figli durante i pasti. Il padre resta a Palmoli, può vedere i bambini due volte a settimana, poi più frequentemente. La notizia diventa pubblica il 20 novembre.

Da quel momento il caso "spacca l'Italia". Da una parte chi si è schierato a difesa dei genitori partendo da un assunto preciso: i figli sono di chi li fa, e guai a chi prova a dire qualcosa. Dall'altra chi ha riconosciuto che la situazione era oggettivamente problematica, che i bambini non sono proprietà di nessuno, e che lo Stato in casi come questi ha il dovere di intervenire a tutela dei minori. Non serve precisare dove si collochino i grandi "tradizionalisti" cattolici e i “trumpiani che abitano nella Chiesa Cattolica”, Pillon in testa. A inizio marzo 2026 arriva una nuova ordinanza pesante. Il tribunale dispone l'allontanamento della madre dalla casa famiglia, sulla base di relazioni della struttura che descrivono il suo comportamento come ostile e non collaborativo con educatori e operatori. La coabitazione con i figli, viene precisato, era una misura temporanea decisa dai servizi sociali, non un diritto stabilizzato. I bambini restano nella casa famiglia di Vasto; Birmingham torna nel casolare di Palmoli con il marito. La perizia psicologica, affidata alla dottoressa Ceccoli, valuta entrambi i genitori come non in grado di svolgere adeguatamente la funzione genitoriale.

Nel frattempo le istituzioni locali si muovono, anche perché ormai il caso è diventato politico a tutti gli effetti. Il sindaco di Palmoli, Giuseppe Masciulli, mette gratuitamente a disposizione della famiglia un appartamento comunale a pochi metri dalla scuola del paese, in contrada Fontelacasa. È una soluzione ponte: il contratto dura due anni, il tempo necessario a rendere abitabile il casolare nel bosco. A inizio aprile Nathan firma la concessione. Vale la pena fare una piccola sosta su questo punto. In Italia ci sono molte famiglie in difficoltà che attendono da anni una casa popolare, non per motivi ideologici ma per ragioni economiche concrete. Famiglie che faticano a pagare l'affitto, che vivono in alloggi sovraffollati o inadeguati, che si trovano in graduatoria da tempo. Per loro l'iter è lento, faticoso, spesso senza esito. Quando però un caso diventa bandiera politica nazionale, ecco che la casa arriva in pochissimo tempo. È un dato che non riguarda Birmingham e Trevallion personalmente, ma il modo in cui la politica sceglie a chi prestare attenzione e a chi no. Il Comune offre anche la possibilità di scegliere tra istruzione parentale strutturata e scuola tradizionale. Sono, sulla carta, le condizioni che il tribunale chiedeva. Ma il percorso resta accidentato. Ad aprile la coppia torna nel casolare per la scadenza di un B&B in cui era stata ospitata da un imprenditore. A maggio la figlia minore viene ricoverata per problemi respiratori e i genitori possono vederla solo un'ora al giorno. Pochi giorni fa il tribunale ha respinto il ricorso contro l'ordinanza del 6 marzo, confermando l'allontanamento della madre dalla casa famiglia.

Il valzer degli avvocati

Birmingham e Trevallion sono al terzo avvocato in pochi mesi. Il primo, Giovanni Angelucci, lascia il mandato a novembre 2025 con una nota nella quale spiega di non potere "in tutta coscienza e nel rispetto della deontologia professionale impostare una difesa monca e non aderente alla linea difensiva" che aveva concordato con i suoi assistiti. Tradotto: la coppia non lo seguiva, respingeva le proposte di accordo, in particolare il piano di ristrutturazione del casolare e le offerte di mediazione. Subentrano gli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas, del foro di Chieti. Reggono fino al 12 maggio 2026. Stessa motivazione, formulata in modo quasi identico: "Non c'era una visione comune", "divergenze sulla linea difensiva divenute insostenibili". Il dettaglio interessante è che le dimissioni arrivano proprio nelle settimane in cui il tribunale dell'Aquila deve decidere sul ricongiungimento. Lo stesso giorno della rinuncia di Femminella e Solinas, Pillon comunica di avere accettato l'incarico.

Chi è Simone Pillon, oggi

A questo punto vale la pena guardare bene chi entra in scena. Pillon, classe 1971, nato a Brescia, residente a Corciano in provincia di Perugia, avvocato cassazionista dal 2013, è stato senatore della Lega dal 2018 al 2022. Si auto definisce “cattolico”, appartiene al Cammino neocatecumenale, è stato consigliere del Forum delle Associazioni Familiari, ed è da oltre quindici anni una delle figure di riferimento di quel fronte auto definitosi cattolico che del messaggio evangelico ha poco e nulla, mai mite, e che ha pochi temi ricorrenti: il Family Day, le battaglie contro le persone omosessuali, il sostegno entusiasta a Donald Trump e l'insofferenza sistematica nei confronti del Papa. Alle elezioni politiche del 2022 Pillon non viene rieletto. Era candidato in seconda posizione nel listino plurinominale alla Camera in Umbria, ma il crollo elettorale della Lega, passata in tre anni dal 34% al 7,9%, non fa scattare il suo seggio. "Il mio seggio non è scattato, ma io non mi arrendo", scrive su X all'indomani del voto. Da allora non si è più ricandidato in posizioni utili. È rimasto fuori dal Parlamento, ha continuato a fare l'avvocato e ha investito molte energie sui social, dove twitta in modo quasi compulsivo alla ricerca di una visibilità che le urne gli hanno tolto.

La questione del linguaggio (e di Papa Francesco)

Pillon è un personaggio pubblico che ha costruito la propria notorietà su una retorica che, sui social, scivola spesso in un registro che con il vocabolario di una persona di legge - per non parlare di quello di un cattolico praticante - ha poco a che fare. Il caso più documentato è del giugno 2024. In risposta a uno spot pubblicitario trasmesso in occasione del Pride, durante gli Europei di calcio, in cui due ragazzi si baciavano dopo un gol, Pillon scrisse su X: "Non riprodurrò il disgustoso spot di un'immobiliare che per il #pride spara in prima serata le pomiciate gay. A quell'ora però davanti alla TV ci sono i bambini, che hanno il diritto di crescere senza frociaggine #LGBT. Ecco perché segnalerò lo spot alle autorità preposte". Il post fu rimosso dalla piattaforma per "linguaggio dannoso e offensivo", e Pillon protestò pubblicamente con Elon Musk per la rimozione. Nello stesso periodo, dopo che era Silere non possum portò alla luce la frase analoga ("frociaggine") pronunciata da Papa Francesco in un colloquio riservato con i vescovi italiani, Pillon commentò: "Standing ovation per il Papa. Era ora. Absit iniuria verbis". Insomma, è il classico “tradizionalista”, proveniente da quel movimento che aveva il fondatore che sperava Benedetto XVI morisse, che del Papa non sopporta praticamente nulla, salvo applaudirlo nell'unica occasione in cui gli è capitato di pronunciare una parola volgare e omofoba a porte chiuse. Per cinque anni Pillon ha sistematicamente criticato Francesco su unioni civili, accoglienza dei migranti, questioni LGBT. Lo ha tollerato solo quando ha potuto leggervi una conferma delle proprie ossessioni. È una versione del cattolicesimo molto particolare, in cui il magistero del Pontefice vale solo se coincide con le opinioni di chi parla. E che venga sostenuta da chi si professa cattolico ortodosso, su questo, lasciamo che siano i lettori a trarre le conclusioni. Fa sorridere che una parte di Chiesa, soprattutto quella in cui è nato, non ha mai preso le distanze da un soggetto del genere. Ma anche questo ci dice molto.

Perché Pillon arriva proprio adesso

La domanda che ci si dovrebbe porre, a questo punto, non è se Pillon abbia il diritto di assumere la difesa di Birmingham e Trevallion - certo che ce l'ha, è un avvocato cassazionista con vent'anni di esperienza in diritto di famiglia - ma cosa significhi politicamente questa nomina, in un caso che da mesi è stato trattato dalla destra di governo come una bandiera ideologica.

Il punto è che la vicenda dei coniugi anglo-australiani di Palmoli non è mai stata, dall'inizio, una vicenda solo giudiziaria. Sono intervenuti, schierandosi apertamente con la coppia e contro i giudici dell'Aquila, vari ministri del governo, il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, e a fine marzo il presidente del Senato Ignazio La Russa li ha ricevuti a Palazzo Madama. A fine aprile sono stati ricevuti anche alla Camera, in una conferenza stampa promossa dalla presidente della Commissione Infanzia Michela Vittoria Brambilla. Una vicenda di tutela minorile è stata trasformata in un test politico-culturale: lo Stato laico contro la famiglia tradizionale, i giudici contro i genitori, l'unità della famiglia contro la presunta arroganza degli assistenti sociali. Una narrazione, va detto, che semplifica al limite della disonestà una questione in cui ci sono in mezzo tre bambini reali, di sei e otto anni, separati da sei mesi dai genitori, e una perizia psicologica che dice cose ben precise. Pillon arriva esattamente in questo quadro. Il suo è un profilo perfetto per chi vuole continuare a usare il caso come bandiera: ex senatore della Lega, organizzatore del Family Day, simbolo riconosciuto della destra sedicente cattolica e con un seguito social di nicchia ma rumoroso. La sua nomina non è una scelta tecnica - esistono in Italia decine di cassazionisti specializzati in diritto minorile, molti dei quali con esperienze più solide in casi di sospensione della responsabilità genitoriale. È una scelta politica.

Pillon stesso, raggiunto dai giornalisti, ha detto che per il momento non parlerà perché deve studiare le carte. Ma è ragionevole aspettarsi, conoscendo il personaggio, che la difesa non sarà solo un'attività processuale: sarà anche una campagna pubblica, condotta in televisione, nei convegni, secondo un copione che Pillon padroneggia da tempo.

Una domanda che vale la pena lasciare aperta

C'è un aspetto del caso che continua a essere taciuto da entrambi i fronti della polarizzazione, e che invece andrebbe messo al centro: cosa è meglio per questi bambini. Non per la sinistra che vuole dimostrare che lo Stato funziona, non per la destra che vuole dimostrare che lo Stato è oppressivo, non per Pillon che ha bisogno di una vetrina, non per i loro genitori che hanno il diritto di sostenere la propria visione di vita ma anche il dovere di rispondere a uno standard minimo di cura. Solo per loro tre. La perizia psicologica dice che entrambi i genitori, oggi, non sono in grado di esercitare adeguatamente la funzione genitoriale. La perizia può essere contestata, sicuramente lo sarà: è il mestiere di un buon avvocato farlo. Ma andrebbe contestata con strumenti tecnici, controperizie, ricorsi, non con i talk show e i tweet sulla "frociaggine". Il sospetto è che con Pillon avvocato la seconda strada continuerà a prevalere sulla prima. E che a pagarne il prezzo, ancora una volta, non saranno gli adulti - non i genitori, non i giudici, non i politici, non gli avvocati - ma tre bambini di cui in questo momento nessuno sta davvero ascoltando la voce.

d.I.S. 
Silere non possum

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