Città del Vaticano - Il Rapporto finale del Gruppo di studio n. 5 sulla partecipazione delle donne alla vita e alla guida della Chiesa impone una lettura attenta, perché il punto decisivo non è soltanto il riconoscimento del contributo femminile, ma il modo in cui, a partire dalle istanze di alcune persone, donne e uomini, si finisce per mettere in discussione il fulcro della potestà di giurisdizione nella Chiesa. Questo slittamento, però, non avviene attraverso un testo magisteriale elaborato con il rigore proprio di canonisti, teologi ed esperti di sacramentaria, ma si tenta di farlo mediante un documento che assume e rielabora posizioni espresse da soggetti già chiaramente ideologicamente orientati. Il risultato è un testo redatto da un gruppo selezionato all’interno di un orizzonte di pensiero già definito, che per questo non si limita a descrivere un problema, ma lo affronta da una prospettiva già indirizzata verso determinate conclusioni.
Un impianto già orientato
Il contributo delle donne alla vita ecclesiale è un fatto storico, spirituale e pastorale che nessun cattolico serio mette in discussione. Proprio per questo, il problema del testo non sta nell’intenzione dichiarata, ma nell’impianto con cui prova a sostenere alcune conclusioni. In più punti il documento appare teologicamente fragile, fortemente esposto a categorie sociologiche contemporanee e, in alcuni passaggi, tende a spostare l’asse dalla costituzione sacramentale della Chiesa alla funzionalità dei ruoli.
Il primo nodo riguarda il metodo. Il Rapporto dichiara esplicitamente di aver assunto un profilo “dal basso” e di voler privilegiare l’esperienza concreta, il discernimento in fieri e la ricerca di “consensi possibili”. Nella seconda parte arriva a definire la “questione delle donne” come un “segno dei tempi” e aggiunge una formula molto impegnativa: “è anche lo Spirito Santo a parlare attraverso di esso” (p. 10). Eppure, questo salto è molto pericoloso e preoccupante. Nella tradizione cattolica i segni dei tempi non vengono canonizzati in quanto fenomeni storici o pressioni culturali; vengono invece vagliati alla luce della Rivelazione, del Magistero e della costituzione divina della Chiesa. Il documento del gruppo 5, invece, tende a conferire una quasi immediata dignità teologica a un processo storico e culturale, col rischio di sacralizzare una domanda sociale prima di averne verificato fino in fondo i presupposti.
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