Davos - Il 20 gennaio 2026, dal palco del World Economic Forum di Davos, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha pronunciato un discorso che ambisce a tracciare una visione complessiva per il futuro dell’Europa in un mondo attraversato da fratture geopolitiche, trasformazioni economiche profonde e un clima internazionale sempre più instabile.
Nel suo intervento, von der Leyen ha richiamato lo “spirito originario di Davos”, nato come luogo di dialogo e confronto, sottolineando come oggi questa dimensione sia «più che mai necessaria, in un mondo sempre più frammentato e conflittuale». Il cuore del discorso ruota attorno a un concetto chiave: indipendenza europea. Non isolamento, ma capacità di ridurre dipendenze strutturali, rafforzare la propria forza economica e politica e agire come soggetto globale credibile.
La presidente ha insistito sul fatto che gli shock geopolitici non debbano essere subiti, ma trasformati in opportunità, ricordando come già in passato crisi sistemiche abbiano imposto all’Europa di ripensare se stessa. «Il cambiamento è permanente», ha affermato, e la nostalgia per l’ordine passato «non riporterà in vita il vecchio mondo». Da qui l’appello a una trasformazione strutturale e duratura del progetto europeo.
La presidente ha dedicato ampio spazio ai partenariati economici globali. L’accordo UE–Mercosur, definito storico, viene presentato come la prova che l’Europa sceglie «il commercio equo invece dei dazi, la cooperazione invece dell’isolamento». Accanto a questo, von der Leyen ha elencato i negoziati in corso con India, Asia-Pacifico e altri attori strategici, delineando un’Europa che sceglie il mondo e che vuole essere scelta. Sul piano interno, l’entusiasmo cresce quando la presidente parla di mercato unico, innovazione, intelligenza artificiale, energia e investimenti. Il progetto del cosiddetto “28º regime” e della EU Inc. viene descritto come un passo decisivo per rendere l’Europa un luogo dove fare impresa in modo semplice, rapido e competitivo. Centrale anche la costruzione di una vera Unione dell’energia, fondata su rinnovabili, nucleare e interconnessioni, per garantire sicurezza, accessibilità e indipendenza energetica.
La tentazione delle armi colpisce ancora
Von der Leyen rivendica l’aumento massiccio degli investimenti militari europei e l’intreccio sempre più stretto tra economia e sicurezza, parlando di centinaia di miliardi destinati al settore e di una rapida crescita dell’industria bellica europea. È qui che emerge una frattura etica evidente.
Di fronte a questa impostazione, risuonano in modo dissonante le parole di Leone XIV, che nei suoi recenti interventi ha messo in guardia contro la “diplomazia della forza” e il “fervore bellico” che sta tornando a dominare le relazioni internazionali. Nel discorso al Corpo Diplomatico, il Papa ha denunciato con chiarezza la tentazione di cercare la pace «mediante le armi, quale condizione per l’affermazione di un proprio dominio», ricordando che questa logica compromette lo stato di diritto e la convivenza civile. Ancora più esplicito il Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2026, in cui Leone XIV parla di una “pace disarmata e disarmante”, che «non come la dà il mondo» si fonda sulla fiducia, sulla giustizia e sul dialogo, non sulla deterrenza e sulla corsa agli armamenti. Il Pontefice condanna apertamente l’aumento delle spese militari globali e la narrazione che presenta il riarmo come unica risposta realistica alle crisi, definendola una illusione pericolosa che alimenta paura e dominio.
Su molti altri fronti - multilateralismo, dialogo tra i popoli, dignità umana, cooperazione internazionale, sviluppo sostenibile - le parole di von der Leyen e quelle di Leone XIV sembrano invece convergere. Entrambi richiamano la necessità di istituzioni forti, di regole condivise, di un ordine globale capace di includere e non escludere. Ma la divergenza sulla centralità delle armi resta netta e non marginale.
Il discorso della Presidente pronunciato a Davos restituisce l’immagine di un’Europa ambiziosa, dinamica, pronta a giocare un ruolo da protagonista nel commercio, nell’innovazione e nella transizione energetica. Allo stesso tempo, pone una domanda che non può essere elusa: quale sicurezza vogliamo costruire? Quella fondata sulla forza e sulla deterrenza, o quella, più esigente ma più umana, indicata da Leone XIV come pace disarmata, frutto di pazienza, diritto e responsabilità condivisa. È su questo nodo che il futuro europeo non potrà limitarsi all’entusiasmo strategico, ma dovrà misurarsi con una scelta morale che segnerà a lungo il destino del continente.
d.M.L.
Silere non possum