Città del Vaticano – «Dico molto sinceramente che sono molto commosso nell’incontrarvi». Con queste parole, pronunciate a braccio, Papa Leone XIV ha accolto questa mattina, intorno alle 12, un gruppo di circa venti familiari delle vittime della tragedia avvenuta a Crans-Montana nella notte tra il 31 dicembre 2025 e il 1° gennaio 2026. Un incontro riservato, richiesto dagli stessi familiari, segnato da un clima di profondo raccoglimento e da un linguaggio volutamente essenziale, capace di farsi prossimo a un dolore che non ammette spiegazioni facili. Il Pontefice ha spiegato subito il senso dell’udienza: «Quando ho saputo che da parte vostra qualcuno aveva chiesto questo incontro, ho detto subito: sì, troveremo il tempo». Non un gesto formale, ma il desiderio di condividere un momento che, nel mezzo della sofferenza, diventa una prova radicale della fede. «Volevo almeno avere l’opportunità di condividere un momento che per voi è una prova di ciò che crediamo», ha detto, riconoscendo senza esitazioni la sproporzione tra le parole umane e la violenza dell’esperienza vissuta.

Nel suo intervento, Leone XIV ha richiamato un ricordo personale: la Santa Messa esequiale in cui l’omelia aveva preso la forma di un dialogo diretto tra l’uomo e Dio, attraversato dalla domanda che accompagna ogni lutto improvviso: «Perché, Signore, perché?». Una domanda alla quale – ha ammesso – nessuna risposta umana può essere davvero adeguata. «Non posso spiegarvi perché sia stato chiesto a voi e ai vostri cari di affrontare una tale prova», ha detto con franchezza. Anche l’affetto e la compassione, in momenti simili, appaiono limitati e impotenti.
È proprio da questo limite, però, che il Papa ha indicato il nucleo della speranza cristiana. Rivolgendosi ai presenti come «fratelli e sorelle», ha affermato con decisione che la loro speranza «non è vana», perché fondata su un fatto: «Cristo è veramente risorto». Una certezza che la Chiesa non propone come consolazione astratta, ma come annuncio capace di attraversare anche il dolore più estremo, quello di chi ha perso una persona amata in una catastrofe improvvisa o di chi vede i propri cari segnati per sempre dalle conseguenze di un incendio che ha colpito l’immaginario del mondo intero, proprio nel tempo della festa e degli auguri.
Leone XIV non ha nascosto la difficoltà di trovare un senso a eventi di questa portata, né quella di individuare una consolazione che non suoni vuota o superficiale. La sua risposta è stata una proposta di sguardo: fissare il Figlio di Dio sulla croce, così vicino oggi a chi soffre, che dal profondo dell’abbandono grida: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Anche lì, ha ricordato, la risposta del Padre sembra tardare, si fa silenzio per tre giorni. «Ma che risposta», ha aggiunto, indicando la risurrezione come l’ultima parola che Dio pronuncia sulla morte.
Citandone le parole, il Papa ha richiamato san Paolo per ribadire che nulla può separare dall’amore di Cristo, né chi soffre né chi è morto. Una fede che, ha spiegato, non cancella il buio, ma lo illumina dall’interno con una luce «insostituibile», capace di sostenere il cammino quando la pazienza e la perseveranza sembrano esaurite. «Gesù ci precede su questo cammino di morte e risurrezione», ha detto, assicurando che non è distante da ciò che queste famiglie stanno vivendo, ma lo condivide e lo porta con loro. Accanto alla sua vicinanza personale, Leone XIV ha voluto sottolineare anche quella dell’intera Chiesa, assicurando la preghiera per i defunti, per i feriti e per i familiari. «Il vostro cuore oggi è trafitto, come lo fu quello di Maria ai piedi della Croce», ha affermato, introducendo il momento conclusivo dell’incontro.
Prima di congedarsi, il Papa ha invitato i presenti a pregare insieme il Padre Nostro e ha affidato tutti alla Madonna, Signora dei Dolori. «Vi è vicina in questi giorni», ha detto, incoraggiando a rivolgersi a lei senza riserve, consegnandole lacrime e domande. Un’attesa che non nega la notte della sofferenza, ma che, nella certezza della fede, resta aperta a un giorno nuovo, nel quale – ha concluso – la gioia potrà essere ritrovata.
R.V.
Silere non possum