Diocesi di Bamenda

Bamenda - «Che tutti siano una cosa sola» è il tema della visita di Papa Leone in Camerun. «Una visita pastorale, non politica», ha tenuto a precisare l’arcivescovo camerunese Andrew Fuanya Nkea. Mentre proseguono in tutto il Camerun i preparativi per la prossima visita apostolica di Papa Leone XIV nel Paese, dal 15 al 18 aprile, l’arcivescovo di Bamenda, che è anche presidente della Conferenza episcopale nazionale, ha descritto il viaggio come pastorale. Ha affermato: «La Chiesa non ha alcuna intenzione di politicizzare la visita del Papa. È una visita pastorale. Il Papa, come pastore universale, Vicario di Cristo e Sommo Pontefice, viene a visitare il suo gregge».

Tali precisazioni sono state offerte alla stampa nel corso della conferenza svoltasi venerdì 20 marzo 2026 in una delle sale della cattedrale di Bamenda, convocata per illustrare ai media i contenuti della visita e verificare lo stato dei preparativi in vista dell’arrivo del Santo Padre. Rivolgendosi ai giornalisti presenti, l’arcivescovo ha dichiarato: «Sono molto felice di avere questa occasione di incontrare la stampa prima della visita del Santo Padre… Scoprirete che per noi è stata una notizia molto bella sapere che il Santo Padre verrà a Bamenda entro il primo anno del suo pontificato». Anche Silere non possum era presente a Bamenda per seguire da vicino le fasi preparatorie della visita apostolica di Papa Leone XIV.

Dall’invito al viaggio: come è nata la visita di Leone XIV

L’arcivescovo Nkea ha ricordato che il rapporto tra la Chiesa in Camerun e il Pontefice appena eletto è iniziato poco dopo l’elezione del Papa, il 18 maggio 2025, quando una delegazione di sei vescovi cattolici camerunesi si è recata a Roma per partecipare alla celebrazione eucaristica per l’inizio del ministero petrino del Vescovo di Roma. L’arcivescovo ha spiegato: «Quando sono andato a partecipare all’insediamento del nuovo Papa, portavo con me due lettere. La prima era una lettera di congratulazioni per la sua elezione e il suo insediamento. La seconda era una lettera d’invito a venire in Camerun». Ha aggiunto di aver portato quella lettera perché molti camerunesi avrebbero voluto andare a trovarlo, perciò l’invito della Chiesa del Camerun è stato consegnato al Papa nel mese di maggio.

Ha poi proseguito: «Successivamente, i servizi vaticani hanno contattato la nostra Chiesa locale e hanno chiesto un invito da parte dello Stato, perché il Papa non può venire qui senza lo Stato. Il Papa è il capo della Chiesa cattolica nel mondo e allo stesso tempo il capo spirituale di tutti i cattolici; il Papa è anche il capo dello Stato della Città del Vaticano». Per questo, ha spiegato, è stato necessario anche l’invito ufficiale del Camerun. «Ci avete visto alcune volte aggirarci intorno alla Presidenza. Era per negoziare un invito adeguato. In quel momento tutto questo era sub secreto pontificio, sotto segreto pontificio. Perciò, qualunque commento abbiate fatto su di noi sui vostri media, non eravamo obbligati a dirvi perché stavamo andando lì. E quindi lo Stato del Camerun ha invitato Papa Leone XIV a venire in Camerun». 

Sul perché il Papa abbia scelto proprio il Camerun, nonostante molti Paesi desiderino ricevere una visita pontificia, l’arcivescovo ha risposto: «Vi dirò che è Dio. Nessuno capisce perché il Papa venga in Camerun». Ha aggiunto che la notizia è arrivata come una sorpresa perfino ai responsabili ecclesiali del Paese: «Nessuno di noi se lo aspettava… Eppure ha scelto il Camerun come uno dei primi luoghi che vuole visitare».

Unità, pace e giustizia: i temi delle tappe di Bamenda, Douala e Yaoundé

Riflettendo sul tema scelto per la visita, «Che tutti siano una cosa sola», individuato dopo una consultazione con la Santa Sede, l’arcivescovo ha affermato: «Abbiamo scelto questo tema sullo sfondo di ciò che sta avvenendo nel nostro Paese, sullo sfondo dei disordini politici, delle divisioni etniche, della diffusione dei discorsi d’odio e delle violenze nelle regioni di questo Paese». Nkea ha precisato: «Questa unità non ha nulla a che vedere con la politica. Questa unità riguarda la persona umana, la Chiesa di Cristo e le creature di Dio chiamate ad amarsi reciprocamente».

Ha inoltre spiegato che ciascuna tappa della visita del Papa porterà un messaggio specifico. Dopo l’incontro con la Conferenza episcopale nazionale presso il Centro della Conferenza episcopale, il 16 aprile il Papa si recherà a Bamenda, una regione segnata da quasi nove anni di tensioni prolungate. Il tema scelto per questa tappa è: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace». L’arcivescovo ha osservato: «Questo è molto importante per noi, ed è stato scelto dai vescovi della Conferenza episcopale di Bamenda», richiamando Giovanni 14,27.

Il presule ha chiarito che il Papa non viene a visitare soltanto Bamenda, ma tutte le diocesi che compongono la provincia ecclesiastica di Bamenda, così come quelle delle province ecclesiastiche di Douala e Yaoundé, che fungeranno da punti di convergenza. Per Douala, l’attenzione sarà rivolta ai giovani e alla disoccupazione, con il tema: «Date voi stessi loro da mangiare». L’arcivescovo ha spiegato: «Sappiamo quanto i nostri giovani desiderino lasciare il Paese in cerca di pascoli più verdi, anche se si trattasse solo dell’Africa centrale… perciò il tema è: date loro da mangiare voi stessi, non aspettate che sia qualcun altro a farlo». Per Yaoundé, invece, il tema sarà: «Amore e verità s’incontreranno, giustizia e pace si baceranno» (Salmo 84,11).

L’attesa del Paese tra preparativi, preghiera e responsabilità della stampa

Illustrando il programma della visita, il presidente della Conferenza episcopale ha detto che, durante il soggiorno a Bamenda, il Papa incontrerà un gruppo molto vario nella cattedrale di San Giuseppe a Mankon. «Incontrerà i capi tradizionali, i membri della società civile, le élite della regione del Nord-Ovest, esponenti delle comunità islamiche e protestanti, e incontrerà anche una larga parte della comunità cattolica». Ha aggiunto: «Tutti costoro faranno parte del gruppo che il Papa incontrerà nella cattedrale». Fra le persone che incontrerà vi saranno anche gli sfollati interni e le autorità civili, a conferma del carattere inclusivo della visita. È prevista anche una breve sosta alla casa del vescovo prima della partenza per l’aeroporto, dove celebrerà la Santa Messa.

L’arcivescovo Nkea ha affrontato anche la questione dell’accesso agli eventi, respingendo con fermezza le voci secondo cui i pass sarebbero in vendita. «Il pass è gratuito. Non c’è alcuna richiesta di denaro per i pass», ha sottolineato, smentendo quelle che ha definito informazioni false e indegne già circolate sui social media. Ha poi richiamato l’attenzione sugli sviluppi infrastrutturali visibili in preparazione della visita: «L’aeroporto è stato ristrutturato, le strade vengono aperte e sistemate, e ovunque si sta rinnovando». Esprimendo fiducia nell’impatto del viaggio, ha aggiunto: «Il Santo Padre non può andare da nessuna parte senza lasciare un segno nella comunità». Si tratta di uno dei tanti aspetti positivi che questa visita pastorale lascerà a questo Paese. 

Una preparazione spirituale

Sul piano spirituale, esiste una preghiera pubblicata dalla Conferenza episcopale nazionale che ogni cristiano nel Paese è chiamato a recitare «per il buon esito della visita e perché essa abbia un impatto nella nostra comunità». L’arcivescovo ha anche parlato del pellegrinaggio quaresimale che l’arcidiocesi compirà a Jangma, soprattutto per pregare per il successo della visita. Ha infine dichiarato: «Seguendo i temi scelti per i diversi luoghi della visita del Papa, ci aspettiamo che, se il Santo Padre verrà a Bamenda e ci parlerà di pace, alcune orecchie indurite da otto anni finalmente ascolteranno». E ha continuato: «Spero che il messaggio del Papa, soprattutto a Bamenda, porti guarigione e ammorbidisca alcuni cuori induriti; se parlerà ai giovani a Douala e alle autorità politiche e civili a Yaoundé, ci aspettiamo che qualcosa cambi».

L’arcivescovo ha precisato che, per tutte e tre le località, l’arcivescovo competente sarà il punto di riferimento. Ha invitato i giornalisti a rivolgersi a uno degli arcivescovi per ottenere le informazioni di loro interesse. Infine, ha rivolto un accorato appello alla stampa affinché racconti la visita con responsabilità e obiettività. «Vi incoraggiamo tutti a raccontare questa visita nel modo più obiettivo possibile. La Chiesa non ha alcuna intenzione di politicizzare questa visita. È una visita pastorale. Il Papa, come Pastore universale, Vicario di Cristo e Sommo Pontefice, viene a visitare il suo gregge». Ha aggiunto: «Questo è ciò che stiamo dicendo a ciascuno di voi in queste tre sedi. Il Papa celebrerà la Santa Messa e, durante queste tre Messe, offrirà una riflessione nell’omelia seguendo il tema scelto per ciascuno di quei luoghi».

Rispondendo alle domande dei cronisti, l’arcivescovo ha concluso: «Non aspettatevi che il Papa venga qui a dare istruzioni a un altro capo di Stato sovrano. Viene qui come pastore. I pastori non hanno polizia. Annunciano il Vangelo della pace, della giustizia, dell’amore, dell’unità. Se questo ti tocca, accoglilo. Se non ti tocca, lascialo. Quando verrà qui e predicherà come pastore, predicherà a tutti. Sicuramente alcuni cuori saranno toccati, ma non ci aspettiamo che il Papa lasci il Vaticano per venire in Camerun a dare istruzioni al governo camerunese su ciò che deve fare nel proprio Paese».

Emmanuel Patrick Tan
Silere non possum

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