Città del Vaticano - «Comportatevi dunque in modo degno del Vangelo di Cristo». Con questo richiamo, tratto dalla Lettera ai Filippesi, Papa Leone XIV ha chiuso questa sera, alle 19, nella Cappella Paolina, la settimana di Esercizi spirituali per la Curia Romana, iniziata domenica scorsa e predicata da Mons. Erik Varden O.C.S.O.. 

Nella meditazione conclusiva, il vescovo trappista ha rimesso al centro la speranza quaresimale, richiamando l’apertura del Concilio Vaticano II nel clima della crisi missilistica cubana. Ha ribadito la missione della Chiesa: annunciare Cristo crocifisso e risorto senza svuotare il deposito della dottrina e senza ridurre la fede a parole. «Cristo ci chiama a comunicare speranza al mondo», ma una speranza che esige lucidità e pazienza, contro l’illusione di soluzioni rapide. Davanti alle ferite del presente ha indicato il Crocifisso “Ferito-ma-non-vinto” e il Risorto che non cancella le piaghe, ma le rende gloriose, aprendo alla compassione.

Infine ha messo in guardia dal fare delle ferite un’identità o dal cancellarle, chiedendo pensiero chiaro e simboli realistici centrati sulla Passione.

Dopo la benedizione eucaristica, è stato Leone XIV a prendere la parola per ringraziare pubblicamente Varden. Ha definito la settimana «un momento di benedizione» e ha ricordato l’itinerario iniziato con “Le tentazioni”, poi sviluppato lungo la traccia di San Bernardo, della vita monastica e di altri snodi della vita ecclesiale. Il Papa ha anche confidato un’impressione personale, citando un passaggio ascoltato in mattinata sull’elezione di Eugenio III, quando - riportando le parole di Bernardo - ha risuonato l’interrogativo tagliente: «Cosa avete fatto? Dio abbia pietà di voi». Nel suo ringraziamento, Leone XIV ha collegato la Cappella Paolina a un ricordo preciso: l’8 maggio, giorno della sua elezione, durante la Santa Messa, ha raccontato di aver postato lo sguardo sull’iscrizione che campeggia nella Cappella tratta dalla Lettera ai Filippesi: «Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno». Ha citato, fra i riferimenti emersi negli esercizi, John Henry Newman e Il sogno di Geronzio, indicato come uno specchio capace di far emergere la paura della morte e il senso di indegnità davanti a Dio, insieme a temi come libertà e verità.

Il Papa ha poi ripreso il filo dell’ultima meditazione sulla speranza, dicendo di essere tornato a rileggere i Filippesi fino all’esortazione conclusiva di Paolo - e quindi la consegna finale dell’intera settimana -: «Comportatevi dunque in modo degno del Vangelo di Cristo». Concludendo, Leone XIV ha ringraziato anche i collaboratori dell’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche e il coro, sottolineando il ruolo della musica nella preghiera: “eleva lo spirito” quando le parole non bastano.

La chiusura degli esercizi spirituali consegna alla Curia un asse di lavoro essenziale: speranza come virtù operativa, radicata in Cristo, capace di misurarsi con le ferite del presente senza rimuoverle e senza trasformarle in bandiere.

p.F.V.
Silere non possum


Parole del Santo Padre

Prima di concludere questa settimana di esercizi spirituali e di ritiro, ho il piacere – un momento di benedizione – di poter dire grazie soprattutto al nostro predicatore che ci ha accompagnato, aiutato, durante questi giorni a vivere un’esperienza profonda, spirituale, molto importante nel nostro cammino quaresimale, cominciando domenica con “Le tentazioni”, e riflettendo sull’esempio, la testimonianza di San Bernardo, la vita monastica e tanti altri elementi nella vita della Chiesa.

Devo riconoscere che personalmente mi sono trovato in alcuni momenti particolarmente invitato a riflettere. Per esempio questa mattina, quando parlava dell’elezione di Papa Eugenio III e San Bernardo ha detto: “Cosa avete fatto? Dio abbia pietà di voi”. Poi questa cappella – vi racconto – il giorno 8 di maggio, quando eravamo qui riuniti per la celebrazione eucaristica. Qui sopra sta l’iscrizione della Lettera di San Paolo ai Filippesi che dice queste parole: “Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno”. Allora, in questo contesto e con questo spirito di comunione, noi tutti radunati lavoriamo insieme, però molto separati a volte, e trovarci in preghiera è anche – penso – un momento molto importante della nostra vita, riflettendo su tante questioni che sono importanti per la nostra vita e per la Chiesa.

E non penso di fare un ripasso di tutta la settimana, ma di alcuni elementi che condivido. Per esempio, il riferimento al Dottore della Chiesa John Henry Newman e alla poesia “Il sogno di Geronzio”, dove Newman usa la morte e il giudizio di Geronzio come un prisma attraverso cui il lettore è condotto a contemplare la propria paura della morte e il proprio senso di indegnità davanti a Dio. Ci sono altri elementi come la libertà, la verità, tanto importanti nella nostra vita. E in tutto ciò, questa sera con la riflessione sulla speranza e sulla vera fonte della speranza che è Cristo, io sono tornato a rileggere la Lettera ai Filippesi. Nella continuazione del testo, qui sopra scritto, dove Paolo dice: “Ma se il vivere nel corpo significa lavorare con frutto, non so davvero cosa scegliere. Sono stretto infatti tra queste due cose: ho il desidero di lasciare questa vista per essere con Cristo, il che sarebbe assai meglio, ma per voi è più necessario che io rimanga nel corpo. Persuaso da questo, so che rimarrò e continuerò a rimanere in mezzo a tutti voi per il progresso e per la gioia della vostra fede”. E poi dice: “Comportatevi dunque in modo degno del Vangelo di Cristo”.

Ecco: questo è l’invito alla fine di questi giorni di preghiera e di riflessione, che la stessa Parola di Dio rivolge verso tutti noi: “Comportatevi dunque in modo degno del Vangelo di Cristo”. A nome di tutti i presenti, allora, la ringrazio, monsignor Varden, per tutto ciò che ci ha offerto in questi giorni. La saggezza, questa testimonianza sua e della vita monastica di San Bernardo, la ricchezza delle sue riflessioni, saranno ancora per molto tempo fonte di benedizione per noi, di grazia, di incontro con Gesù Cristo. Vorrei anche, in questo momento, ringraziare i collaboratori dell’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche che hanno preparato tutto il materiale per la nostra preghiera, come anche il coro che credo sia ancora presente. Grazie per aiutarci con la musica, che è tanto importante anche nella nostra preghiera. La musica – credo monsignor Varden lo abbia detto in qualche momento – ci aiuta in una maniera che le parole non possono fare, elevando il nostro spirito verso il Signore. Allora grazie, tante grazie a tutti voi per la vostra presenza e partecipazione in questi giorni.

Possiamo concludere con la benedizione.

Benedizione

Buona serata e grazie a tutti