Don Francesco Andreoli, sacerdote salesiano, anima dell'oratorio di Schio, è morto nella mattinata di giovedì 25 giugno 2026 in un incidente stradale avvenuto sulla Superstrada Pedemontana Veneta, all'interno della galleria tra Malo e Castelgomberto. Con lui viaggiava Alberto Fioretto, sedicenne, animatore del Grest e atleta della Novatletica Città di Schio, salito in macchina per fargli compagnia durante il viaggio verso Gardaland, dove li attendeva una giornata di svago con i ragazzi e gli animatori dell'oratorio. Dopo un lieve tamponamento con un camion, i due erano scesi dall'auto per scusarsi con l'autista, quando un'altra vettura è piombata su di loro. L'impatto è stato devastante e per entrambi non c'è stato nulla da fare.

Don Francesco avrebbe compiuto 37 anni il 15 luglio. Venerdì 3 luglio, al PalaRomare di Schio, oltre cinquemila persone hanno accompagnato l'ultimo saluto ai due: una folla che dice, meglio di ogni necrologio, che cosa quest'uomo e questo ragazzo abbiano rappresentato per una città intera.

Pubblichiamo oggi alcuni passaggi del testamento spirituale che don Francesco scrisse a Schio il 24 settembre 2024, quasi due anni prima della sua morte. Sono pagine che colpiscono per la loro semplicità disarmante e che restituiscono il ritratto di un prete pieno di vita, innamorato della propria vocazione e dei suoi ragazzi. Non c'è ombra di retorica: c'è la gratitudine di chi ha ricevuto tutto - la famiglia, la casa salesiana, il cortile, i giovani - e ha voluto restituire tutto. C'è persino, in quella richiesta di essere sepolto «con la maglietta, la tuta e le scarpe da ginnastica», la sintesi più eloquente di un'intera teologia dell'educazione: l'unico ufficio che conta è il cortile, la cosa più importante è la confidenza con i ragazzi.

Rilette oggi, queste parole non sono un semplice ricordo. Sono la consegna di una vita, fatta con la serenità di chi ha amato molto e non ha nulla da rimpiangere. E sono, per chiunque abbia a cuore la Chiesa e i giovani, una lezione: la santità non abita nei ruoli, ma nella dedizione quotidiana e nell'allegria di chi si sa amato da Dio. Don Francesco chiedeva al Signore di poter «correre ancora per i suoi ragazzi dal Paradiso». Chi lo ha conosciuto non dubita che lo stia già facendo.

p.A.C.
Silere non possum


Schio, 24 settembre 2024

“Servimi” (Lc 17,8)

“Davvero non aveva a cuore
altro che le anime”

 

Signore,
io ti posso dire solo GRAZIE!

Grazie per questa vita che mi hai fatto vivere con entusiasmo; grazie per mamma, papà, Laura e Ico che sono state le persone che mi hanno custodito e amato da sempre … una famiglia e una casa speciali! Nulla di quello che sono ci sarebbe stato senza di loro.

Grazie per Schio, per i ragazzi, i genitori, le famiglie, la comunità [salesiana ndr] , [...] qui ho trovato casa, qui ho intuito il tuo amore, qui voglio scegliere di essere tutto tuo per loro.
Grazie per la vocazione a essere salesiano, a essere prete … grazie per l’allegria e il sorriso di cui la certezza del tuo amore è la radice.

Papà, muoio felice… non posso chiederti altro da questa vita, perché ho avuto tutto … spero e prego di dare tutto a te e, nel tuo nome, a chi vorrai!
[...]

Nella cassa vestitemi con la maglietta, la tuta e le scarpe da ginnastica … non vuole essere una presa in giro … questo è il modo che ho avuto per non pensare di avere un ruolo importante, il modo per ricordarmi che l’unico ufficio che conta è il cortile, la cosa più importante è la confidenza con i ragazzi. Chiedo al Signore di correre ancora per i miei ragazzi dal Paradiso… quindi devo essere attrezzato per poterlo fare.
[...]

Ho cercato di fare del mio meglio … chiedo al Signore di decidermi in maniera radicale di diventare santo, di fare di tutto per amarlo sinceramente, fino alla fine!

Nelle tue mani Signore affido la mia vita e a te affido tutte le persone che mi hanno voluto bene e che hanno faticato per la mia felicità!

Sempre IN CORDE JESU
don Francesco Andreoli

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