Città del Vaticano – Oggi Leone XIV ha firmato un chirografo destinato a ridisegnare il governo della più grande opera ospedaliera mai uscita dal carisma di un santo del Novecento. Pagine fitte di disposizioni che, dietro la cortesia del linguaggio curiale, dicono in sostanza una cosa sola: la Fondazione "Casa Sollievo della Sofferenza – Opera di San Pio da Pietrelcina, O.F.M. Cap." viene di fatto commissariata. Una Commissione di indirizzo e vigilanza, dotata di poteri «in deroga alla normativa vigente e senza dover richiedere autorizzazione alcuna», potrà agire «anche in sostituzione degli organi statutari della Fondazione», approvare modifiche di Statuto e Regolamenti, adottare delibere vincolanti per chiunque presti servizio nell'ospedale di San Giovanni Rotondo.

A presiederla è stato chiamato Maximino Caballero Ledo, prefetto della Segreteria per l'Economia. Coordinatore Fabio Gasperini, suo segretario. Membri tre vescovi - Paolo Rudelli, Giordano Piccinotti, Giorgio Ferretti - e, nel Comitato tecnico, Benjamín Estévez de Cominges, Gino Gumirato (attuale direttore generale dell'ospedale) e l'avvocato Alessandro Ela Oyana. Il messaggio del Papa è chiaro nella sua composizione: San Giovanni Rotondo deve essere gestita dalla Santa Sede. È un passaggio di consegne implicito, ma istituzionalmente nettissimo.

La lunga fila degli avvertimenti

Per capire il chirografo bisogna riavvolgere il nastro di almeno sette anni. Nell’aprile 2019 il direttore generale Domenico Crupi, calabrese, in carica dal 2007 - era stato voluto dall'allora segretario di Stato Tarcisio Bertone su consiglio di Giuseppe Profiti, quando era presidente dell'ospedale Bambino Gesù – viene portato a rassegnare le proprie dimissioni nelle mani del cardinale Pietro Parolin. Al suo posto la Segreteria di Stato nomina Michele Giuliani. Ma - raccontano oggi all’interno delle mura leonine - la realtà era più ruvida di quanto i comunicati lasciassero trapelare: la precedente amministrazione, sostengono fonti della Segreteria di Stato, non avrebbe rappresentato fedelmente alla Santa Sede le reali condizioni dei conti. Una contabilità, dicono, che descriveva una situazione di equilibrio mentre il buco era ben diverso. Accuse che restano sul piano della ricostruzione interna e che lo stesso Crupi, nei suoi documenti di addio, respingeva implicitamente rivendicando «l'equilibrio economico certificato da una società di revisione internazionale». L'eco di quella gestione è ancora la pietra d'inciampo da cui parte ogni azione vaticana sull'Opera.

Il dossier che è arrivato sul tavolo di Leone XIV

Per quasi tre anni Casa Sollievo ha provato a ricucire. Dal 2023 il manager veneto Gino Gumirato lavora al risanamento; il presidente è S.E.R. Mons. Franco Moscone, arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo. Ma nel marzo 2026 la trasmissione italiana Far West, su Rai 3, porta alla luce «una storia di debiti milionari, 250 milioni complessivi, buste paga gonfiate e clientelismi. Una storia di soldi spariti nell'ospedale del santo». Numeri impressionanti: 756 posti letto, 2700 dipendenti, 32.500 ricoveri all'anno. E un dettaglio politico non secondario: «Una eccellenza di proprietà della Santa Sede». L'inviato racconta di assunzioni anomale - ausiliari amministrativi diventati dirigenti, segretarie inquadrate come primari - e di una spesa per il personale che, secondo il sindacalista Giuseppe Mangiacotti, sarebbe arrivata a 300mila euro mensili di soli benefit. Interpellato, il direttore Gumirato taglia corto: «Non ho niente da dire, la saluto». L’arcivescovo Moscone afferma: «La Santa Sede è al corrente della situazione, tocca a lei prendere le decisioni più importanti. La fondazione più di tanto non può fare. Forse la Santa Sede stessa non sa bene che pesci prendere». Pochi giorni dopo Gumirato convoca i giornalisti per ridimensionare la cifra: «Parlare di passivo da 250 milioni è scorretto. I debiti effettivi della Fondazione sono circa 108 milioni di euro nei confronti dei fornitori», da leggere insieme ai crediti vantati verso la Regione Puglia, intorno ai 32 milioni. Una replica tecnica, accurata sul piano contabile, che però non spegne la percezione politica del problema: l'ospedale di Padre Pio è in difficoltà, e in Vaticano ne sono tutti ben consapevoli.

Il nodo dei contratti e la fiaccolata di dicembre

C'è poi la grana sindacale, esplosa a fine 2025. Il 26 novembre il manager Gumirato informa i sindacati della decisione di applicare un nuovo contratto di lavoro a medici e Comparto, finalizzato ad accelerare l'operazione di risanamento. Le sigle sindacali esplodono: stato di agitazione, sciopero al 9 gennaio, fiaccolate. «A pochi giorni dal Natale, durante il consueto scambio di auguri tra il CdA e i dipendenti, alla presenza del’arcivescovo Franco Moscone, un gruppo di infermieri e operatori socio-sanitari srotola uno striscione accompagnando i vertici all'uscita, invitandoli a rassegnare le dimissioni: volano insulti e sulle scale, dal quarto piano, anche un camice». Le immagini di quella scena raggiungono il Palazzo Apostolico.

La «vecchia guardia» e la nuova mano

In questo primo anno di pontificato, Leone XIV ha dovuto affrontare un numero non trascurabile di dossier critici, molti dei quali ereditati e gestiti con esiti discutibili negli anni precedenti. Ogni suo intervento ha avuto un tratto comune: la precisione chirurgica. Il Papa ha sempre vegliato perché si ponesse mano ai problemi reali, senza mai cedere alla tentazione di gesti plateali che potessero generare confusione, alimentare malumori o offrire il fianco a chi avrebbe voluto strumentalizzare il presente per sconfessare il passato. Lo si è visto sulle questioni economiche, su quelle canoniche, su quelle dottrinali e liturgiche. Come il chirurgo che apre soltanto dove l'intervento è necessario, e richiude appena il lavoro è compiuto, così Leone XIV ha proceduto con i propri atti di governo: incisivo dove serviva, silenzioso dove possibile. Anche in questa vicenda il Papa interviene al meglio su una materia delicatissima, che però risente in modo grave di un male più ampio - quello che da troppo tempo attanaglia l'Italia e gli italiani: corruzione, malagestione, interessi personali piegati a danno del bene comune.

Il vero nodo, però, resta la squadra che Leone XIV non ha ancora avuto modo di cambiare - in parte per la durata dei contratti in essere, in parte, va detto, per la prudenza che impone un terreno minato da possibili ritorsioni. Lo abbiamo già osservato a proposito della comunicazione, che è il vero punto debole del racconto mediatico di questo pontificato: se i giornalisti non parlano di ciò che il Papa fa e dice, oppure ne parlano in chiave critica, è perché la "macchina della comunicazione" interna della Santa Sede continua, di fatto, a remare contro il nuovo Pontefice.

Lo stesso meccanismo si ripropone sul fronte economico. Gli uomini che Leone XIV sta nominando sono validi; il problema sono quelli che si trova costretto a tenere, perché sono in larga parte gli stessi che hanno generato le criticità del pontificato precedente. Tre dei nomi del Comitato - Caballero Ledo (presidente), Gasperini (coordinatore), Estévez de Cominges e l'avvocato Ela Oyana (tecnici) - appartengono al perimetro nominato da Francesco: figure sulle quali Silere non possum ha pubblicato, negli anni, documentazione e ricostruzioni puntuali, mostrando con carte e fatti quanto la loro permanenza qui dentro sia, per usare un eufemismo, controproducente per l'intera Curia.

Caballero, in particolare, è da anni il volto della linea dura sulla spesa: in Vaticano è e resterà il volto dell'uomo che ha imposto i tagli sugli stipendi dei chierici e ha gestito alcune posizioni con un occhio fisso ai requisiti pensionistici. Molti sacerdoti sono stati rispediti in diocesi proprio pochi giorni prima di poter maturare gli anni necessari per poter godere della pensione. Caballero Ledo figura, peraltro, tra le retribuzioni più alte della Curia romana - emolumenti mensili che superano abbondantemente la soglia dei diecimila euro. Insomma, certamente Casa Sollievo va commissariata ma buttare fuori incompetenti per metterne dentro altri non è una scelta che non comporterà spese. Accanto a questi Leone XIV ha previsto la figura del Sostituto, da lui nominato, e di altri due arcivescovi.

Cosa potrà fare la Commissione

Il chirografo è scritto con una severità che non lascia margini interpretativi. La Commissione potrà «approvare le modifiche dello Statuto e dei Regolamenti», adottare «delibere e altri atti, negozi e contratti, di ordinaria e straordinaria amministrazione», sostituirsi agli organi statutari, accedere a «tutti i dati, documenti e informazioni» della Fondazione. Il Presidente Caballero diventa procuratore speciale anche presso le amministrazioni pubbliche italiane: una clausola pensata per superare ogni eventuale ostacolo dell'ordinamento civile della Penisola. Le delibere della Commissione, infine, sono «vincolanti per la Fondazione, gli organi statutari della stessa e per quanti vi prestano servizio». È, nella sostanza, un commissariamento. Non viene chiamato così, e tecnicamente non lo è - il consiglio di amministrazione resta in carica - ma il potere effettivo si sposta nella prima loggia del Palazzo Apostolico. Padre Pio, già nel 1957, chiese a Pio XII che la Santa Sede ricevesse in donazione tutta l'opera ospedaliera alla sua morte. Il Papa accettò. Alla scomparsa del santo, nel 1968, la Casa Sollievo passò così alla proprietà della Sede Apostolica, la quale oggi esercita pienamente quel diritto di proprietà.

Cosa resta da capire

Quale sarà il perimetro effettivo dell'intervento? Restano sul tavolo i 1.300 decreti ingiuntivi annunciati dai sindacati, il contenzioso con la Regione Puglia, e la domanda - la più antica e la più seria - che la trasmissione Far West aveva sintetizzato così: chi ha permesso che si arrivasse a questo punto, e perché per tanti anni nessuno ha visto, o nessuno ha voluto vedere? A questa domanda oggi non viene data alcuna risposta. “Speriamo che non ci si ritrovi in quella comune situazione in cui ci siamo trovati troppo spesso in questi anni in cui chi dovrebbe indagare oggi è colui che ha omesso di agire ieri. Ci sarebbe un bel conflitto d’interesse”, spiega un prelato in Segreteria di Stato.

d.C.V.
Silere non possum



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