"Brutto pensare che un padre ti preferisca morto che gay". È una frase pubblicata sui social nel 2022 da Mirko Moriconi, il 24enne ucciso a colpi di fucile dal padre Piero a Camaiore, in Versilia, in un duplice omicidio che è costato la vita anche alla madre Kety.
Parole riemerse dai suoi profili dopo il delitto e che oggi vengono inevitabilmente rilette alla luce di quanto accaduto. Al momento gli inquirenti non hanno confermato alcun movente legato all’orientamento sessuale del giovane e, figuriamoci, se ciò avverrà in Versilia. Quel post resta tuttavia una delle testimonianze pubbliche più significative del suo vissuto personale. Alcuni residenti hanno riferito di tensioni e scontri in famiglia, di problemi rimasti irrisolti e di un uomo apparso profondamente turbato nelle ultime settimane.
Parliamo però di un’area d’Italia che, su queste vicende, versa in condizioni preoccupanti: forze di polizia, magistratura e servizi sociali mostrano da tempo gravi criticità. Basti pensare agli scandali che hanno coinvolto i servizi sociali della Lunigiana, agli abusi commessi da carabinieri ad Aulla e ai casi di corruzione che hanno riguardato alcuni giudici. L’alta Toscana appare così, per molti aspetti, come una zona franca, governata da sistemi di familismo amorale imbarazzanti. Una zona franca per molti, del resto, che proprio lì si sono rifugiati arrivando da varie parti del Paese. L’omofobia, del resto, non esiste. Eppure, i casi sono molti. Avvenuti proprio in quella zona.
In questo video si vede una donna mentre aggredisce fisicamente il marito, in Lunigiana. La stessa signora picchiava abitualmente anche i figli, uno dei quali minorenne.
Mirko, nato nel 2002, era conosciuto online con il nome di Michelangelo Andreoni: aveva scelto di utilizzare il cognome della madre. Sui suoi profili compaiono numerose fotografie insieme a lei, immagini che restituiscono un rapporto profondo e affettuoso.
La musica occupava un posto centrale nella sua vita. Cantava, scriveva e pubblicava contenuti online nel tentativo di costruirsi un percorso artistico. Su YouTube aveva condiviso diverse esibizioni - tra cui la cover de La fine di Tiziano Ferro - e aveva promosso una piccola raccolta fondi per finanziare il proprio progetto musicale, nata dal desiderio di trasformare una passione in qualcosa di concreto. Aveva persino tentato la strada della televisione, presentandosi al provino di un talent show, inseguendo il sogno di fare della musica una professione.
Sotto i suoi post si moltiplicano i messaggi di cordoglio. "Mirko…. continua a portare il tuo sorriso anche tra gli angeli. Non si può morire così… non è giusto… spero che il mio abbraccio arrivi fino a te", scrive qualcuno. E ancora: "R.I.P Michelangelo, nessuno ha il diritto di togliere la vita, per di più chi ti ha messo al mondo; spero che marcisca in prigione per aver ucciso suo figlio e la mamma". O: "Dolce tesoro, pieno di sogni e speranze distrutti in un attimo da un mostro che condivideva con te solo il DNA. Ti ha tolto la vita, il vile. Mi dispiace! Mancherà in questo mondo una persona speciale come te".

Un omicidio che matura nell'Italia omofoba, dove Forze di Polizia e Magistratura continuano a difendere più un'idea astratta di "famiglia" che la vita stessa delle persone. Un'Italia in cui giudici e forze dell'ordine dicono ai figli di genitori violenti e criminali: "Sì, direi che i miei genitori mi hanno fatto del male, ma non direi che hanno commesso dei reati".Picchiare i figli o il partner, del resto, è reato a seconda di come si sveglia il giudicante di turno. Un'Italia in cui assistenti sociali e organi dello Stato ripetono: "Sì, anche se sono violenti, sono pur sempre i tuoi genitori".
Un’Italia in cui pullulano ancora soggetti imbarazzanti, pronti a manifestare in difesa di un’idea di famiglia che resta, appunto, soltanto un’idea e che spesso non corrisponde neppure alla loro vita. Realtà che tentano di rimuovere la complessità e la drammaticità di quanto accade fra le mura domestiche, sacrificando la verità sull’altare di una vaga e rassicurante immagine di famiglia da Mulino Bianco. Un'Italia che ha rifiutato di approvare una legge contro l'omolesbobitransfobia perché "il problema non esiste". Un Paese imbarazzante. Un Paese che, soprattutto in questa sua porzione che è la Versilia, ha un problema serio e che, come sempre sanno fare gli italiani, lo seppellisce sotto l'eterno ritornello: "Meglio di noi non c'è nessuno". Ed è qui che resta la domanda: chi ha difeso, in tutto questo, la vita di Mirko e di Kety? Dove erano polizia e giudici?
R.T.
Silere non possum