Città del Vaticano – In questi giorni, anche il cardinale Arciprete della Basilica di San Pietro ha preso parte agli esercizi spirituali per la Curia Romana. Mauro Gambetti, non particolarmente noto per la sua inclinazione ai momenti di raccoglimento spirituale, si è presentato agli esercizi con la speranza che il Santo Padre lo notasse. Insomma, i tempi cambiano, ma certi personaggi sembrano destinati a rimanere degli eterni seminaristi.

Le dinamiche, in fondo, sono sempre le stesse: anche quando non sopporti il rettore nuovo, devi comunque cercare di fare bella figura. Del resto, non è neppure del tutto colpa loro: queste dinamiche sono radicate e il problema è strutturale. Certo, se qualcuno avesse un minimo di coscienza, si presenterebbe dal Papa e direbbe: «Guardi, riconosco che non sono adatto a questo compito e, soprattutto, mi rendo conto che i tempi sono cambiati. Lascio il posto ad altri».

Ma comprendete bene che, come ha ricordato Varden in queste ore, per fare un passo del genere è necessaria una struttura spirituale di grande spessore. Serve umiltà e una profonda conoscenza di sé. Ammettere di aver fallito e di aver trasformato la basilica in un parco di eventi è un atto di coraggio che pochi sono disposti a compiere.

L'operazione Gambetti non ha funzionato

Mauro Gambetti è pienamente consapevole che il suo mandato è giunto al termine, e ogni giorno che passa potrebbe essere quello decisivo per una nomina improvvisa. «Il dramma è che ovunque si faccia il suo nome, tutti sanno chi è e cosa ha fatto», confida un prelato della Segreteria di Stato, lasciando trasparire un sorriso enigmatico. Con un gesto complice, infatti, suggerisce che è proprio grazie a queste pagine che il mondo ha potuto scoprire la verità su quanto accaduto nella Basilica di San Pietro negli ultimi anni. «Siamo passati da un periodo in cui avete pubblicato tutti i documenti della Fabbrica, e i grandi giornali fingevano di non vedere, a momenti in cui la Giansoldati saliva al terzo piano della Fabbrica e Gambetti le raccontava che era tutto un complotto contro di lui, cercando di convincerla che non fosse necessario scrivere certe cose. Il grande orchestratore, ovviamente, era Comastri. Gambetti ha sempre tentato di far credere questa sciocchezza. Altri giornalisti, invece, hanno ricevuto il loro contentino e hanno preferito tacere. Ma poi sono arrivati i momenti in cui non si poteva più ignorare la realtà. Pensate, ad esempio, a quando sono iniziate le profanazioni plateali: il diktat era “non fare circolare i video, altrimenti Silere non possum scrive contro di noi”. E quando avete pubblicato il primo video, quello con l’uomo nudo sull’altare, è scoppiato il caos. A quel punto, tutti furono costretti a parlarne: sarebbe stato assurdo tacere anche su quello. Da lì, piano piano, il velo del silenzio è caduto. Ormai, anche chi legge da fuori conosce la fonte e va direttamente su Silere. Se un giornale generalista non riporta la notizia, finisce solo per mettersi in cattiva luce, facendo una pessima figura. Non dimentichiamo che i tempi sono cambiati. Con Leone, persino i giornalisti della carta stampata stanno abbandonando Gambetti. Alla fine, questi “nuovi cardinali” che Francesco ha promosso non capiscono che i giornalisti ti ossequiano solo finché fa loro comodo, ma poi ti colpiscono appena ne hanno l’occasione. Si lamentano tanto di Silere, ma non si rendono conto che almeno c’è una coerenza, una linea editoriale, un nesso logico. Le cose vengono provate e pubblicate. Questi non hanno neanche quello ma il problema è che temono proprio questo, il fatto che altri li convinci facendogli fare il giretto di questi giardini, Silere se ne frega. Non ha bisogno delle loro promesse». E ride. «Oggi ti adulano, domani ti distruggono. Guarda cosa hanno fatto con Comastri…», aggiunge.

Mentre si cammina lungo Viale Benedetto XV, con lo sguardo rivolto verso Torre San Giovanni, il prelato si lascia andare a ricordi e riflessioni, il passo lento e il tono carico di pensiero. «Vedi,» inizia, con una voce che tradisce una certa gravità, «nonostante i loro continui tentativi di delegittimazione, è evidente a tutti che Silere non possum non ha mai pubblicato nulla di falso, né è mai stato smentito».

Si ferma un istante, come per dare peso alle sue parole, e poi prosegue con una nota di fermezza: «Questa credibilità non deriva tanto da chi scrive, con tutto il rispetto per chi scrive, eh!» aggiunge, quasi a voler sottolineare che non si tratta di mettermi in secondo piano. Il prelato si affretta a chiarire, con un gesto della mano, che il suo intento non è sminuire il lavoro di chi scrive, ma piuttosto mettere in luce un punto più profondo. «La forza di Silere non possum sta nella solidità delle pubblicazioni, nella capacità di documentare la verità con precisione e rigore. È questo che ha costruito, negli anni, una reputazione che non può essere scalfita da chi cerca di screditarla con argomenti ad hominem».Il presule sembra quasi voler spiegare che, in un Paese dove spesso l’autorevolezza è legata al nome o alla fama di chi scrive, qui accade qualcosa di diverso. Non è il singolo autore a fare la differenza, ma la qualità intrinseca del lavoro, la coerenza e l’aderenza ai fatti. È un riconoscimento che va oltre le persone, un tributo alla verità stessa, che si impone con la forza della sua evidenza.

Prosegue con un sorriso appena accennato: «Anche quando Andrea Monda perde la calma per ciò che pubblicate sul loro operato, cercando poi di screditarvi davanti ai dipendenti con frasi come: “non li legge nessuno”, sappiamo bene che non è così. Se davvero nessuno vi leggesse, non ci sarebbe motivo per reazioni così scomposte. Non mi risulta che si agitino tanto per quei siti che pubblicano critiche ben più volgari e diffamatorie, peraltro mai supportate da prove.» A quel punto, intervengo con una battuta: «Siti? Siti è già un parolone. Direi piuttosto psicoblog».Lui scoppia a ridere, annuendo: «Sì sì, psicoblog. Ormai...»

Poi si fa serio, si ferma un istante, come per sottolineare il peso delle sue parole, e riprende: «Domandiamoci, piuttosto, come possa un personaggio - quello sì sconosciuto - che insegnava religione in un liceo altrettanto ignoto, aver costruito una carriera basata esclusivamente su conoscenze e amicizie varie. Un uomo che ha portato un prestigioso giornale come l’Osservatore, che aveva firme prestigiose, a perdere lettori, costringendolo a limitarsi in pratica a distribuire copie gratuite a noi, ai cardinali, agli uffici. Come può, dunque, una figura del genere affermare che un sito nato meno di cinque anni fa, e letto ovunque, sia “non letto da nessuno”? I dipendenti quando lo sentono poi lo raccontato e gli ridono dietro perché è palese che già parlandone stai smentendo te stesso. Io ho dei confratelli in Brasile, negli Stati Uniti. Tutti sanno chi siete, tutti leggono. E io più volte a chi mi chiede ho detto: “Sappiate che se volete sapere davvero cosa succede dovete leggere lì”».

Nella Basilica di San Pietro, questo è ormai ben noto: chi pensava di poter agire a proprio piacimento ha presto smesso, temendo di vedere le proprie azioni illecite esposte su queste pagine. E questo nonostante Mauro Gambetti abbia minacciato chiunque osasse opporsi, sospeso lavoratori e avviato procedimenti penali a scopo ritorsivo. Il tutto, ovviamente, con il supporto di chi si piega al suo volere, semplicemente perché è l’Arciprete. Ironia della sorte, molti di questi stessi individui, che oggi lo assecondano, sono già pronti a parlarne male. Aspettano solo il momento giusto, la nomina che decreterà la sua caduta, per voltargli le spalle senza esitazione. Insomma, l'operazione Mauro Gambetti non ha funzionato e la verità emerge sempre anche se si tenta di metterla a tacere. 

Ispezioni a sorpresa in San Pietro

Tornando alla Basilica di San Pietro, dove il clima si fa ogni giorno più pesante, questa mattina, dopo la meditazione nella Cappella Paolina, uno strettissimo collaboratore di Leone XIV è sceso e si è recato in Basilica. Qui ha chiesto ai sampietrini di chiamare l’ispettore di turno, Giampaolo Capputi, e, insieme a un gendarme in servizio, ha richiesto di essere accompagnato nei luoghi dove sono in corso i lavori di ampliamento del bar. Arrivati in terrazza, gli è stato mostrato l’attuale bar, ma il collaboratore di Prevost ha insistito per vedere anche l’area specifica in cui si stavano eseguendo i lavori. Lo hanno quindi accompagnato sul posto, dove ha scattato alcune foto da portare all’Appartamento. Terminata l’ispezione, è tornato per riferire direttamente a chi lo aveva inviato.

Un evento del tutto inusuale, certo, ma che lascia intuire molto: il Santo Padre non si fida dei racconti che qualcuno sta cercando di far circolare da tempo. Il Papa si affida solo a pochi collaboratori fidati, e i tentativi di nascondere la realtà e lo stato delle cose non fanno che peggiorare la posizione di chi cerca di manipolare la verità. È evidente che nella Basilica di San Pietro sia necessario un cambio repentino, non solo per quanto riguarda Mauro Gambetti, ma anche per tutta la corte che lo circonda. Uno di questi è partito ed è Enzo Fortunato. Ma ve ne sono altri. Tra questi spicca Orazio Pepe, che, dopo essere stato allontanato da diversi dicasteri, è approdato in Basilica. Qui, come già altrove, ha continuato a comportarsi da bullo, urlando e imponendosi con arroganza, proprio come faceva nei dicasteri da cui era stato mandato via. La Fabbrica di San Pietro, nel frattempo, è diventata un vero e proprio refugium peccatorum, un luogo dove si è creato un giro di ragazzini impiegati come ausiliari, pagati pochi euro al mese.  

Questi giovani non ricavano un grande beneficio dal compenso che ricevono per il loro lavoro, una paga modesta che, seppur minima, consente loro di proseguire gli studi nell’Urbe. Tuttavia, il vero profitto lo traggono dalle relazioni che tentano a tutti i costi di costruire stando in quel contesto. Mostrano con orgoglio che “loro possono accedere”, “loro conoscono”, “loro sanno con chi parlare”. Quando fanno rientro in diocesi riferiscono che “loro hanno il numero di”, “sono stati a cena con”, ecc… Utilizzano la Basilica e le altre chiese dell’Urbe che frequentano come palcoscenico per ostentare queste connessioni (che ovviamente poi infarciscono di dettagli inventati), mettendosi in mostra sui social con foto e video “esclusivi”.

In questo modo, ostentano un privilegio vago e indefinito, costruendo un’immagine di sé che è palesemente artificiosa e lontana dalla realtà. Questo comportamento rivela, soprattutto, una profonda immaturità, anche sul piano affettivo, e un utilizzo strumentale della Chiesa, delle sue strutture e persino delle persone che ne fanno parte. Negli ultimi anni, attorno a Gambetti e nella Basilica, si sono raccolte figure che altrove avevano già incontrato difficoltà. Tra queste, Ochetta, coinvolto nella Fondazione Fratelli Tutti ma che nella Compagnia di Gesù non ha mai trovato uno sbocco ed è sempre stato in competizione con Spadaro, ed Enzo Fortunato, che ormai ha già spiccato il volo. Ma emergono anche figure come Calogero La Piana, rimosso dalla diocesi di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela e successivamente spedito a ricoprire il ruolo di Vicario del Capitolo Vaticano.

Ecco, tutte queste figure, in particolare Pepe, il cui mandato scade a giugno, si trovano in uno stato di evidente crisi esistenziale. Sanno bene che, se cade il primo dei birilli, l’intero sistema crollerà a cascata, trascinando tutti con sé.

d.C.T.
Silere non possum