Città del Vaticano - Dopo il solenne pontificale del giorno di Pasqua, presieduto questa mattina in Piazza San Pietro, Leone XIV è salito alle ore 12 sulla loggia centrale della Basilica Vaticana per il tradizionale Messaggio e la Benedizione Urbi et Orbi, rivolti alla città di Roma e al mondo intero.
Da lì il Papa ha affidato alla Chiesa e alla comunità internazionale un discorso segnato dal tema della pace, letto dentro il mistero pasquale della morte e della risurrezione di Cristo. “Cristo è risorto! Buona Pasqua!”, ha esordito il Pontefice per poi sviluppare il suo discorso attorno ad una verità: la Pasqua è la vittoria della vita sulla morte, della luce sulle tenebre e dell’amore sull’odio, ma questa vittoria non nasce da una logica di potenza. Nasce invece dal sacrificio di Cristo, dall’obbedienza al Padre, dal dono totale di sé. Il Papa ha spiegato che la forza della risurrezione coincide con Dio stesso, con il suo amore fedele, creatore, capace di perdonare e di riscattare. Il passaggio più rilevante del messaggio riguarda proprio il modo in cui Cristo vince. Leone XIV insiste sul fatto che la risurrezione non manifesta una forza mondana, né una rivincita esercitata con la violenza. Al contrario, la presenta come una potenza interamente non violenta, paragonata al chicco di grano che muore nella terra e al cuore ferito che rinuncia alla vendetta. Qui si trova il punto teologico e insieme politico del discorso: per il Papa, la pace non è un semplice equilibrio tra interessi contrapposti, ma il frutto di relazioni trasformate dall’amore, rispettose tra persone, famiglie, gruppi sociali e nazioni, orientate al bene comune.
© Vatican MediaDa questa prospettiva nasce l’appello più diretto del discorso: “Chi ha in mano armi le deponga!”. Subito dopo, Leone XIV ha chiesto a chi ha il potere di provocare guerre di scegliere la pace e di farlo attraverso il dialogo e l’incontro. Il Papa precisa anche che la pace di Cristo non coincide con una tregua esteriore o con il semplice silenzio delle armi. Tocca il cuore dell’uomo, lo converte, lo sottrae alla volontà di dominio e alla ricerca del potere. Per questo il suo non è stato soltanto un appello diplomatico, ma una chiamata morale e spirituale rivolta ai governanti e ai popoli.
Altro punto importante di quello che è il terzo Messaggio Urbi et Orbi di Leone XIV è stata la denuncia dell’assuefazione alla violenza. Leone XIV ha osservato che ci si abitua ai conflitti, ci si rassegna alle morti, si diventa insensibili alle divisioni e persino alle conseguenze economiche e sociali delle guerre. In questo contesto ha ripreso l’espressione della “globalizzazione dell’indifferenza”, richiamando anche le parole pronunciate un anno fa da Papa Francesco proprio da questa stessa loggia. Il Papa lega la celebrazione della Pasqua all’urgenza di non voltarsi dall’altra parte davanti al dolore del mondo. La risurrezione, nelle sue parole, non è un tema separato dalla storia, ma il criterio con cui giudicare l’indifferenza, il male e la paura.
Il messaggio si è chiuso con un invito: unirsi alla veglia di preghiera per la pace che Leone XIV celebrerà nella Basilica di San Pietro sabato 11 aprile. Prima della benedizione, il Pontefice ha poi rivolto gli auguri pasquali in più lingue, dall’italiano al latino, portando sulla loggia il tono universale proprio dell’Urbi et Orbi.
s.G.B.
Silere non possum