Città del Vaticano - A mezzogiorno, in Piazza San Pietro, Leone XIV ha guidato come di consueto la preghiera dell’Angelus, soffermandosi sul Vangelo della Samaritana e legando la riflessione al cammino della Quaresima, al significato del Battesimo e alla missione della Chiesa. Al termine, il Papa ha rivolto un forte appello per la pace in Iran e in tutto il Medio Oriente e ha salutato i pellegrini presenti.

Nella sua riflessione sul vangelo di questa Domenica, il Pontefice ha richiamato le grandi pagine evangeliche che accompagnano il tempo che conduce alla Pasqua: il dialogo tra Gesù e la donna samaritana, la guarigione del cieco nato e la risurrezione di Lazzaro. Ha spiegato che questi brani, fin dai primi secoli della storia della Chiesa, illuminano il cammino dei catecumeni che riceveranno il Battesimo, ma restano decisivi anche per quanti sono già cristiani, perché aiutano a vivere la fede con maggiore autenticità e con più gioia.

Al centro della meditazione, Leone XIV ha posto il tema della sete spirituale. Gesù, ha detto, è la risposta di Dio alla sete dell’uomo e l’incontro con Lui apre nel cuore una sorgente capace di zampillare per la vita eterna. In questa prospettiva, il Papa ha presentato la Quaresima come un tempo favorevole per liberare ciò che soffoca interiormente la relazione con Dio. Citando Etty Hillesum, ha evocato l’immagine di una sorgente coperta da pietre e sabbia, da dissotterrare nuovamente. Leone ha ricordato che non c’è energia spesa meglio di quella dedicata a liberare il cuore, per permettere alla grazia di agire in profondità.

Da qui l’invito a vivere con maggiore intensità la terza settimana del cammino quaresimale. Il Pontefice ha insistito sul fatto che la conversione non riguarda solo un esercizio personale, ma anche il modo in cui la comunità cristiana guarda il mondo e riconosce l’opera di Dio. Commentando il passo evangelico in cui i discepoli si stupiscono che Gesù parli con una donna, il Papa ha osservato che anche oggi si può fare fatica a comprendere fino in fondo la logica della missione del Signore. Per questo ha ripreso l’esortazione evangelica ad “alzare gli occhi” sui campi già pronti per la mietitura. Il Papa ha così proposto un’immagine molto concreta della missione ecclesiale: anche quando agli occhi umani sembra che non stia accadendo nulla, la Grazia è già all’opera e i frutti sono pronti. Il problema, ha lasciato intendere, non è la scarsità della messe, ma la distrazione degli operai. In questo quadro, la figura della Samaritana diventa esemplare. Gesù, invece di attenersi alle consuetudini sociali che suggerivano distanza e diffidenza, si ferma, parla, ascolta e riconosce la dignità dell’altra persona. È un passaggio centrale dell’intervento di Leone XIV, che ha descritto questa attitudine come una forma di delicatezza e di disponibilità che molti cercano oggi nella Chiesa.

“Quante persone cercano nella Chiesa questa stessa delicatezza, questa disponibilità! E come è bello quando perdiamo il senso del tempo per dare attenzione a chi incontriamo, così com’è”, ha detto. 

Il Papa ha insistito proprio su questo punto concreto. Ha ricordato quanto sia importante perdere il senso del tempo per dare attenzione a chi si incontra, senza calcoli, senza secondi fini, senza disprezzo. In questa linea, ha presentato Gesù come modello di una presenza che sa raggiungere l’uomo nel profondo. La Samaritana, accolta e ascoltata, diventa così testimone: dal suo villaggio, segnato dal disprezzo, molti arrivano a Cristo grazie alla sua parola. Per Leone XIV, in questa dinamica si vede la forza dell’evangelizzazione: l’incontro autentico con Cristo genera fede e apre strade nuove anche nei luoghi feriti o marginali. Nell’ultima parte della sua riflessione, il Pontefice ha allargato ulteriormente l’orizzonte, affidando a Maria, Madre della Chiesa, la preghiera perché i cristiani sappiano servire l’umanità assetata di verità e di giustizia. Ha indicato anche un criterio molto preciso per questo tempo storico: non è il momento delle contrapposizioni tra “noi” e “gli altri”, né delle rivalità tra spazi religiosi o identitari. Dio, ha ricordato, cerca adoratori che lo adorino in spirito e verità, uomini e donne di pace.

Dopo la preghiera dell’Angelus, Leone XIV ha rivolto il pensiero alla situazione internazionale, parlando con preoccupazione dell’Iran e del Medio Oriente. Ha detto che continuano ad arrivare notizie che destano “profonda costernazione” e ha descritto un quadro segnato da violenza, devastazione, odio e paura, con il timore concreto che il conflitto possa allargarsi ad altri Paesi della regione, tra cui il Libano. Il Papa ha invitato a elevare una preghiera umile perché cessino le bombe, tacciano le armi e si apra uno spazio di dialogo nel quale possa essere ascoltata la voce dei popoli. La supplica è stata affidata a Maria Regina della Pace, perché sostenga chi soffre a causa della guerra e accompagni i cuori su sentieri di riconciliazione e speranza.

Non sono mancati, infine, i consueti saluti ai gruppi presenti in piazza. Leone XIV ha accolto studenti provenienti dagli Stati Uniti e dalla Spagna, pellegrini da diversi Paesi dell’America Latina e fedeli giunti da varie diocesi e parrocchie italiane, oltre ad alcune realtà ecclesiali e gruppi giovanili. Ha concluso augurando a tutti una buona domenica.

G.V.
Silere non possum

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