Muxima (Angola) - Nel pomeriggio di questa seconda Domenica di Pasqua il Santo Padre Leone XIV è giunto in elicottero nella spianata antistante il Santuario di "Mama Muxima", nel cuore dell'Angola, dove ad attenderlo c'erano circa trentamila fedeli - molti dei quali accampati sul posto da giorni in tende, pur di non perdere l'incontro con il Successore di Pietro. Qui, insieme al clero locale, ai rappresentanti della Legione di Maria, alle famiglie e a una folla imponente di giovani, il Pontefice ha presieduto la recita del Santo Rosario, meditando i Misteri gloriosi.

Il Santuario, dedicato all'Immacolata Concezione ma chiamato dai fedeli con il nome affettuoso di "Madre del cuore" - muxima, in lingua kimbundu, significa appunto "cuore" -, è il luogo mariano più amato dagli angolani e la più importante meta di pellegrinaggio cattolico dell'Africa australe. Edificato alla fine del XVI secolo dai portoghesi, il complesso porta anche la memoria dolorosa della tratta degli schiavi, di cui Muxima fu un tragico snodo. Proprio per questo la visita di Leone XIV assume un significato di purificazione della memoria e di consolazione.

«Mama Muxima accoglie tutti, ascolta tutti, prega per tutti»

Al termine della preghiera del Rosario, il Santo Padre ha rivolto ai presenti un discorso intenso, di tonalità squisitamente mariana. Rivolgendosi alla «Chiesa viva e giovane di Angola», Leone XIV ha richiamato le parole di san Giovanni Paolo II nella Rosarium Virginis Mariae, sottolineando come in questa comunità si avverta la «freschezza della fede e la forza dello Spirito».

Il Papa ha ricordato il valore di un Santuario nel quale, per secoli, «tanti uomini e donne hanno pregato, in momenti gioiosi e anche in circostanze tristi e molto dolorose della storia di questo Paese», un riferimento delicato alle ferite della lunga guerra civile angolana e, più indietro, alle stagioni della schiavitù. Mama Muxima, ha detto il Pontefice, tiene «vivo e pulsante il cuore della Chiesa, un cuore fatto di cuori», e accoglie persino le lettere e i messaggi postali di chi non può arrivare fisicamente fino al suo Santuario.

Il cuore di Maria e la cura concreta per i poveri

Commentando i Misteri gloriosi, Leone XIV ha invitato i fedeli a guardare al destino ultimo dell'uomo - il Cielo - e a riconoscere nell'amore di Cristo la propria missione. Ma è stato soprattutto nel richiamo al titolo popolare di "Madre del cuore" che il Santo Padre ha voluto insistere, rileggendo il Cuore di Maria come «limpido e sapiente», capace di custodire e meditare gli eventi della vita del Figlio di Dio. Da qui l'appello, vibrante e concretissimo, a tradurre la preghiera del Rosario in opere di carità: «recitare il Rosario ci impegna ad amare ogni persona con cuore materno, in modo concreto e generoso», affinché, ha spiegato il Papa, «chi ha fame abbia di che sfamarsi», i malati ricevano le cure necessarie, i bambini abbiano un'istruzione adeguata e gli anziani vivano serenamente la loro maturità.

L'appello ai giovani: costruire un mondo senza guerre

Prendendo spunto dal grande cantiere attualmente in corso a Muxima per l'edificazione di un nuovo Santuario capace di accogliere tutti i pellegrini, Leone XIV ha affidato ai giovani un'impresa ben più vasta: quella di «costruire un mondo migliore, accogliente, dove non ci siano più guerre, né ingiustizie, né miseria, né disonestà, e dove i principi del Vangelo ispirino e plasmino sempre più i cuori, le strutture e i programmi».

«È l'amore che deve trionfare, non la guerra!», ha esclamato il Papa, rinnovando un appello alla pace che percorre come un filo rosso questo suo terzo viaggio apostolico - in Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale - e che solo poche ore prima, al Regina Caeli di Kilamba, lo aveva visto deplorare l'intensificarsi degli attacchi sulla popolazione civile in Ucraina.

«Angeli-messaggeri di vita»

Il Pontefice ha congedato l'assemblea con un'immagine suggestiva: partire da Muxima come «angeli-messaggeri» di vita, portatori della «carezza di Maria e della benedizione di Dio». Quindi ha ripreso in kimbundu i versi dell'inno a Mama Muxima - «tueza kokué… tutambululé», «veniamo a te, per offrirti tutto» - invitando i fedeli a offrire se stessi alla Vergine per poi donarsi ai fratelli. Al termine della celebrazione il Papa è ripartito in elicottero dall'eliporto di Muxima alla volta di Luanda, dove domani celebrerà la Santa Messa a Saurimo, prima di lasciare l'Angola.

d.M.C.
Silere non possum

Commenti

Ancora nessun commento...

Lascia un commento

Per prendere parte alla discussione devi far parte della community. Abbonati ora!