Dopo quasi quattro mesi di guerra, gli Stati Uniti e la Repubblica Islamica dell'Iran hanno raggiunto un accordo di pace. L'annuncio è arrivato Domenica 14 giugno dal primo ministro pakistano Shehbaz Sharif, che su X ha parlato di «cessazione immediata e permanente delle operazioni militari su tutti i fronti, compreso il Libano». La cerimonia ufficiale di firma è fissata per venerdì 19 giugno in Svizzera, mentre ciascuna delle parti dovrebbe sottoscrivere il testo per via elettronica nelle ore precedenti.

Islamabad ha agito da mediatore - il documento sarebbe stato ribattezzato «dichiarazione di Islamabad» - affiancata, secondo lo stesso Sharif, dalla diplomazia di Qatar, Arabia Saudita e Turchia. Si tratterebbe in concreto di un memorandum d'intesa destinato ad aprire una fase di sessanta giorni di negoziati tra Washington e Teheran, più che di un trattato definitivo.

La conferma è giunta da Donald Trump poco dopo l'annuncio pakistano. Su Truth Social il presidente ha scritto che «l'accordo con la Repubblica Islamica dell'Iran è ormai concluso», aggiungendo di autorizzare la riapertura «senza pedaggi» dello Stretto di Hormuz e la contestuale revoca dell'immediato blocco navale statunitense - «Navi di tutto il mondo, accendete i motori. Che il petrolio scorra!». Fonti iraniane hanno tuttavia precisato che il traffico marittimo attraverso il Golfo Persico e lo Stretto di Hormuz sarà regolato da Teheran in coordinamento con l'Oman.

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