Arguineguín - Questa mattina, alle 11.50 locali, Leone XIV ha voluto iniziare la sua giornata a Gran Canaria non nella solennità di una cattedrale, ma in riva al mare: sul molo di Arguineguín, dove l'Atlantico restituisce ogni anno vite ferite e corpi senza vita. Qui - ha detto - «il Vangelo ci strappa dal posto comodo dello spettatore».
Ad accoglierlo, il vescovo delle Isole Canarie mons. José Mazuelos Pérez, il presidente del Governo spagnolo Pedro Sánchez e le autorità portuali e diocesane, fino al delegato per la pastorale dei migranti. Prima del discorso, quattro testimonianze hanno dato il tono all'incontro: il soccorritore marittimo Tito Villarmea, la volontaria della Caritas María Reyes Alemán Cruz, una vittima di tratta e l'imprenditrice latino-americana María Fernanda López Meza.
Leone XIV ha mostrato l'anello che porta al dito, quello «del Pescatore», per restituirgli un senso letterale e doloroso. A El Hierro, ha ricordato, si soccorrono i vivi e si recuperano i morti dalle acque. «Il Successore di Pietro non può disinteressarsi di questi approdi», ha chiarito. Il Papa ha evocato il Leviatano e Rahab, le figure del caos e della superbia dei poteri, per nominare i «mostri» che ancora oggi popolano questi mari: le mafie che trafficano nella disperazione, i trafficanti che riducono in schiavitù donne e bambini, e «l'indifferenza di molti». Ma la fede - ha aggiunto - non resta paralizzata davanti alla potenza del mare: contro le forze che divorano e scartano risuona ancora la voce di Cristo sulla tempesta, «Taci, calmati!».

Il passaggio più intenso è stato rivolto a una donna, Blessing, assente ma evocata per nome. A lei, e a tutte le vittime della tratta, il Papa ha consegnato parole che suonano come una restituzione di proprietà su se stesse: «se altri hanno dato un prezzo al tuo corpo, Dio non ha mai smesso di guardarti come una persona di valore inestimabile». Ai migranti presenti ha detto: «Non siete numeri, né fascicoli». E ha rivolto un avvertimento contro le false promesse, definite «canti delle sirene», «industrie di morte». Da qui l'esame di coscienza, distribuito senza sconti: alle nazioni di origine, a quelle di transito, all'Europa - che «non può proclamare la dignità umana e abituarsi a che il Mediterraneo e l'Atlantico siano cimiteri senza lapidi» - e alla comunità internazionale. Ma Leone XIV non ha risparmiato la Chiesa stessa: l'accoglienza del migrante «non può essere qualcosa di secondario, né venire delegata solo ad alcuni volontari». È il punto in cui il discorso è divenuto un monito interno, coerente con una pastorale che lega esplicitamente adorazione eucaristica e servizio ai poveri.
Sul piano politico, la rivendicazione più impegnativa: accanto al diritto di cercare rifugio, il Papa ha affermato «il diritto di non dover migrare» - di restare nella propria terra senza fame, guerra né corruzione. E ha ribadito: «La dignità umana non ha passaporto, né perde valore quando attraversa una frontiera». Al termine, prima di benedire una croce realizzata con il legno di un'imbarcazione di migranti presso l'edicola della Vergine del Carmelo, il Pontefice ha deposto un omaggio floreale in memoria delle vittime delle traversate. Si è poi trasferito - in auto e quindi in papamobile - alla Cattedrale di Sant'Anna, per l'incontro con vescovi, sacerdoti, diaconi, religiosi, seminaristi e operatori pastorali dell'arcipelago.
La tappa atlantica chiude un itinerario che, dopo Madrid e Barcellona, ha portato Leone XIV nel luogo dove il fenomeno migratorio assume volti e storie concrete. Le Canarie restano una delle principali porte d'accesso all'Europa dall'Africa occidentale: se il 2026 segna un netto calo rispetto al picco drammatico del 2024 – quasi 47mila arrivi – gli operatori invitano a non abbassare la guardia, attribuendo la diminuzione all'intensificazione dei controlli nei Paesi di partenza e a una stagione prolungata di maltempo. Domani, 12 giugno, l'ultimo atto: a Tenerife il Papa incontrerà gli ospiti del centro di accoglienza Las Raíces e le realtà di integrazione in Plaza del Cristo de La Laguna, prima della messa conclusiva al porto di Santa Cruz e del rientro a Roma.
Resta la frase con cui Leone XIV ha congedato i presenti, e che vale come avvertimento più che come auspicio: che la storia non debba un giorno accusarci di aver trasformato il dolore di chi soffre «in un paesaggio abituale delle nostre coste».
S.V.
Silere non possum